Al tempo dei padri per conquistare le ragazze e invitarle a salire a casa si millantavano le collezioni, che rappresentavano il migliore degli agganci possibili per sfruttare qualche ora di deserto nella propria abitazione.
Collezioni di francobolli rarissimi staccati dalle cartoline pazientemente, col vapore e la pinzetta; collezioni di bottiglie e lattine di birra prese da uno zio militare durante varie trasferte; collezioni di figurine, fumetti e dischi dei fratelli maggiori. Si evitava invece, e con pudore, di sciorinare alle ragazze certe piccole emeroteche occultate in casa e composte da periodici con
foto e disegni destinati a quel che un premier di bassa statura (e non solo lui) definisce “un po’ di sano autoerotismo”, invitando le sue amiche a prendere confidenza con la materia.
Ma la cosa più stupefacente è che la seduzione, chiamiamola così, nel new deal del corteggiamento inaugurato dal Cavaliere, possa passare per la titolarità di ben trecento tombe fenicio puniche. Ci eravamo già impressionati a sufficienza per il finto nuraghe e il finto vulcano di villa Certosa:
pensavamo bastassero quelli, uniti alle corde di Apicella, a garantire una serata culturale con i fiocchi da concludere in un qualche lettone. Ma le tombe no: sono troppo. Certo, se per fare colpo sulla prossima amica Berlusconi comprasse tutto il complesso archeologico di Tuvixeddu e decidesse di lasciare
la necropoli così com’è, limitandosi a un’escursione ogni tanto per mostrarle a qualche donzella, beh, ne potremmo riparlare.
Claudio Cugusi
giornalista