Astensionismo, le cause nella distanza della politica dalla gente (Claudio Cugusi - Epolis)

Le regionali francesi di una settimana fa annunciano che dagli Usa si dirige
verso l’Europa il ciclone dell’astensionismo: la metà dei francesi non è andata
a votare e non è un caso. Vedremo se la perturbazione farà danni anche alle
regionali italiane e a maggio, alle amministrative e provinciali sarde. In ogni
caso, le ragioni della disaffezione verso la politica democratica sono
evidenti: c’è una questione morale che colpisce la classe politica come l’
intera società. C’è un robusto tasso di ignoranza arginabile in prospettiva
soltanto reintroducendo l’educazione civica tra i banchi. Ma soprattutto dietro
la disaffezione conclamata c’è la consapevolezza che niente mai possa cambiare,
che ogni turno elettorale sia in fondo inutile. Tanto comunque decidono i
partiti, che hanno eliminato la preferenza dal Parlamento e scrivono a tavolino
i nomi di deputati e senatori. E se non è credibile il livello istituzionale
più alto, nemmeno gli altri stanno meglio. Delle Regioni colpisce la
scarsissima produttività in termini di leggi (prima della loro efficacia), a
fronte di costi e indennità fuori controllo. Delle Province si sa solo che
esistono ma per sapere cosa fanno davvero bisogna usare il siero della verità.
I Comuni, invece, sono ancora meno credibili: si occupano di tutto, dalle case
alle imprese, ma  realizzano maldestramente giusto l’ordinaria amministrazione.
Di questo passo, a votare ci andranno giusto nell’ordine: le famiglie dei
candidati, le clientele e pochi appassionati del genere.

Claudio Cugusi
giornalista