Cabras (Pd): i sardi sono delusi da questo centrodestra

La musica, un anno dopo, è cambiata: «I sardi che si attendevano molto dal centrodestra hanno già ridimensionato le aspettative», giura Antonello Cabras, che invita il centrosinistra a guardare con fiducia alle Provinciali. Ma il senatore del Pd scruta anche la politica nazionale: prevede novità dalla Lega, dopo le Regionali, e nel giorno in cui scende in piazza il Pdl sottolinea che «cambiare le regole di un gioco elettorale già in atto ha spostato il confronto su un terreno pericolosissimo. Sembra di essere di nuovo alla vigilia di grandi cambiamenti».
Allude a possibili tensioni?
«Non bisogna fare troppi allarmismi, ma il premier che convoca la piazza, anziché pensare a governare, non si era mai visto».
Il berlusconismo è in crisi?
«Si è detto altre volte, sarei prudente. Berlusconi condiziona la politica da quasi 20 anni».
E non si vede una vera alternativa. In piazza del Popolo è rinata l'Unione-caravanserraglio?
«Chi lo dice sbaglia. Allora Ds e Dl avevano insieme il 25-27 per cento, tutti gli altri circa il 20: oggi il peso del Pd è maggiore, determinante».
Dopo le Regionali cosa può succedere?
«Il voto premierà la Lega, che però non sta centrando alcuni obiettivi e non vuole confusioni tra guardie e ladri, per così dire. Penso che avrà più libertà di manovra: non dico che metterà in crisi il Governo, ma potrà fare più battaglie di merito».
Nell'Isola si vota più in là. Giorgio Oppi prevede forte astensionismo: condivide?
«È possibile, ma alle Provinciali può derivare dalla delusione per un assetto istituzionale che non ha soddisfatto le attese. Non so se si debba ridurre le Province o trasferire più funzioni, ma così il sistema non funziona. L'astensionismo più politico, invece, credo che colpirà soprattutto il centrodestra».
Rivincita dopo le Regionali?
«Può delinearsi un diverso orientamento politico: dipende da quanto peseranno le vicende locali e l'azione di governo della Regione. Certo è molto diverso rispetto al 2009. Finora nel centrodestra si sono dedicati a cambiare assessori più che ad aggredire i problemi».
Quante Province vincerete?
«Abbiamo chance solidissime a Sassari, Nuoro e Medio Campidano, e buone possibilità su Cagliari, Sulcis e Ogliastra dove però il distacco tra le coalizioni è limitato. Oristano e Gallura sono tradizionalmente di centrodestra, ma bisognerà vedere come saranno le coalizioni».
A proposito del Sulcis: proverà a convincere Tore Cherchi a candidarsi?
«Sono l'ultimo a poterlo fare, perché lo convinsi a fare il sindaco di Carbonia e adesso la decisione spetta solo a lui. Certo, se fosse disponibile credo che nessuno discuterebbe la candidatura».
Il Pd vuole cinque candidati: un eccesso di egoismo?
«Ma sono i presidenti uscenti: con l'elezione diretta, di solito l'uscente al primo mandato si conferma. Se altri si propongono, si facciano le primarie: il Pd non accetta che chi è eletto dal popolo venga eliminato con accordi tra i segretari».
Silvio Lai ha aperto a Psd'Az, Udc, Mpa: ma in Regione stanno col centrodestra.
«In molte amministrazioni uscenti governiamo già coi sardisti, è normale riproporre quelle coalizioni. L'Udc a livello nazionale è all'opposizione come noi: poi si allea a seconda dei casi. Sarebbe sbagliata una pregiudiziale contraria, legata agli assetti alla Regione».
Allora meglio avere il Psd'Az che i Rossomori?
«Non accetto questa alternativa. E non condivido l'atteggiamento dei Rossomori sul punto. Prima di litigare, vediamo se ci sono occasioni concrete per allargare l'alleanza».
E dentro il Pd come va? Ancora i dualismi di un anno fa?
«No, è molto diverso. Prima c'erano due tesi che si negavano legittimazione reciproca. Oggi si discute, ma ci si riconosce diritto di cittadinanza».
GIUSEPPE MELONI

21/03/2010

Leggi tutto l'articolo in pdf

 

<!-- funzione di 'inserimento commmento' da parte degli utenti-->

La musica, un anno dopo, è cambiata: «I sardi che si attendevano molto dal centrodestra hanno già ridimensionato le aspettative», giura Antonello Cabras, che invita il centrosinistra a guardare con fiducia alle Provinciali. Ma il senatore del Pd scruta anche la politica nazionale: prevede novità dalla Lega, dopo le Regionali, e nel giorno in cui scende in piazza il Pdl sottolinea che «cambiare le regole di un gioco elettorale già in atto ha spostato il confronto su un terreno pericolosissimo. Sembra di essere di nuovo alla vigilia di grandi cambiamenti».
Allude a possibili tensioni?
«Non bisogna fare troppi allarmismi, ma il premier che convoca la piazza, anziché pensare a governare, non si era mai visto».
Il berlusconismo è in crisi?
«Si è detto altre volte, sarei prudente. Berlusconi condiziona la politica da quasi 20 anni».
E non si vede una vera alternativa. In piazza del Popolo è rinata l'Unione-caravanserraglio?
«Chi lo dice sbaglia. Allora Ds e Dl avevano insieme il 25-27 per cento, tutti gli altri circa il 20: oggi il peso del Pd è maggiore, determinante».
Dopo le Regionali cosa può succedere?
«Il voto premierà la Lega, che però non sta centrando alcuni obiettivi e non vuole confusioni tra guardie e ladri, per così dire. Penso che avrà più libertà di manovra: non dico che metterà in crisi il Governo, ma potrà fare più battaglie di merito».
Nell'Isola si vota più in là. Giorgio Oppi prevede forte astensionismo: condivide?
«È possibile, ma alle Provinciali può derivare dalla delusione per un assetto istituzionale che non ha soddisfatto le attese. Non so se si debba ridurre le Province o trasferire più funzioni, ma così il sistema non funziona. L'astensionismo più politico, invece, credo che colpirà soprattutto il centrodestra».
Rivincita dopo le Regionali?
«Può delinearsi un diverso orientamento politico: dipende da quanto peseranno le vicende locali e l'azione di governo della Regione. Certo è molto diverso rispetto al 2009. Finora nel centrodestra si sono dedicati a cambiare assessori più che ad aggredire i problemi».
Quante Province vincerete?
«Abbiamo chance solidissime a Sassari, Nuoro e Medio Campidano, e buone possibilità su Cagliari, Sulcis e Ogliastra dove però il distacco tra le coalizioni è limitato. Oristano e Gallura sono tradizionalmente di centrodestra, ma bisognerà vedere come saranno le coalizioni».
A proposito del Sulcis: proverà a convincere Tore Cherchi a candidarsi?
«Sono l'ultimo a poterlo fare, perché lo convinsi a fare il sindaco di Carbonia e adesso la decisione spetta solo a lui. Certo, se fosse disponibile credo che nessuno discuterebbe la candidatura».
Il Pd vuole cinque candidati: un eccesso di egoismo?
«Ma sono i presidenti uscenti: con l'elezione diretta, di solito l'uscente al primo mandato si conferma. Se altri si propongono, si facciano le primarie: il Pd non accetta che chi è eletto dal popolo venga eliminato con accordi tra i segretari».
Silvio Lai ha aperto a Psd'Az, Udc, Mpa: ma in Regione stanno col centrodestra.
«In molte amministrazioni uscenti governiamo già coi sardisti, è normale riproporre quelle coalizioni. L'Udc a livello nazionale è all'opposizione come noi: poi si allea a seconda dei casi. Sarebbe sbagliata una pregiudiziale contraria, legata agli assetti alla Regione».
Allora meglio avere il Psd'Az che i Rossomori?
«Non accetto questa alternativa. E non condivido l'atteggiamento dei Rossomori sul punto. Prima di litigare, vediamo se ci sono occasioni concrete per allargare l'alleanza».
E dentro il Pd come va? Ancora i dualismi di un anno fa?
«No, è molto diverso. Prima c'erano due tesi che si negavano legittimazione reciproca. Oggi si discute, ma ci si riconosce diritto di cittadinanza».
GIUSEPPE MELONI

21/03/2010

Leggi tutto l'articolo in pdf

 

<!-- funzione di 'inserimento commmento' da parte degli utenti-->

La musica, un anno dopo, è cambiata: «I sardi che si attendevano molto dal centrodestra hanno già ridimensionato le aspettative», giura Antonello Cabras, che invita il centrosinistra a guardare con fiducia alle Provinciali. Ma il senatore del Pd scruta anche la politica nazionale: prevede novità dalla Lega, dopo le Regionali, e nel giorno in cui scende in piazza il Pdl sottolinea che «cambiare le regole di un gioco elettorale già in atto ha spostato il confronto su un terreno pericolosissimo. Sembra di essere di nuovo alla vigilia di grandi cambiamenti».
Allude a possibili tensioni?
«Non bisogna fare troppi allarmismi, ma il premier che convoca la piazza, anziché pensare a governare, non si era mai visto».
Il berlusconismo è in crisi?
«Si è detto altre volte, sarei prudente. Berlusconi condiziona la politica da quasi 20 anni».
E non si vede una vera alternativa. In piazza del Popolo è rinata l'Unione-caravanserraglio?
«Chi lo dice sbaglia. Allora Ds e Dl avevano insieme il 25-27 per cento, tutti gli altri circa il 20: oggi il peso del Pd è maggiore, determinante».
Dopo le Regionali cosa può succedere?
«Il voto premierà la Lega, che però non sta centrando alcuni obiettivi e non vuole confusioni tra guardie e ladri, per così dire. Penso che avrà più libertà di manovra: non dico che metterà in crisi il Governo, ma potrà fare più battaglie di merito».
Nell'Isola si vota più in là. Giorgio Oppi prevede forte astensionismo: condivide?
«È possibile, ma alle Provinciali può derivare dalla delusione per un assetto istituzionale che non ha soddisfatto le attese. Non so se si debba ridurre le Province o trasferire più funzioni, ma così il sistema non funziona. L'astensionismo più politico, invece, credo che colpirà soprattutto il centrodestra».
Rivincita dopo le Regionali?
«Può delinearsi un diverso orientamento politico: dipende da quanto peseranno le vicende locali e l'azione di governo della Regione. Certo è molto diverso rispetto al 2009. Finora nel centrodestra si sono dedicati a cambiare assessori più che ad aggredire i problemi».
Quante Province vincerete?
«Abbiamo chance solidissime a Sassari, Nuoro e Medio Campidano, e buone possibilità su Cagliari, Sulcis e Ogliastra dove però il distacco tra le coalizioni è limitato. Oristano e Gallura sono tradizionalmente di centrodestra, ma bisognerà vedere come saranno le coalizioni».
A proposito del Sulcis: proverà a convincere Tore Cherchi a candidarsi?
«Sono l'ultimo a poterlo fare, perché lo convinsi a fare il sindaco di Carbonia e adesso la decisione spetta solo a lui. Certo, se fosse disponibile credo che nessuno discuterebbe la candidatura».
Il Pd vuole cinque candidati: un eccesso di egoismo?
«Ma sono i presidenti uscenti: con l'elezione diretta, di solito l'uscente al primo mandato si conferma. Se altri si propongono, si facciano le primarie: il Pd non accetta che chi è eletto dal popolo venga eliminato con accordi tra i segretari».
Silvio Lai ha aperto a Psd'Az, Udc, Mpa: ma in Regione stanno col centrodestra.
«In molte amministrazioni uscenti governiamo già coi sardisti, è normale riproporre quelle coalizioni. L'Udc a livello nazionale è all'opposizione come noi: poi si allea a seconda dei casi. Sarebbe sbagliata una pregiudiziale contraria, legata agli assetti alla Regione».
Allora meglio avere il Psd'Az che i Rossomori?
«Non accetto questa alternativa. E non condivido l'atteggiamento dei Rossomori sul punto. Prima di litigare, vediamo se ci sono occasioni concrete per allargare l'alleanza».
E dentro il Pd come va? Ancora i dualismi di un anno fa?
«No, è molto diverso. Prima c'erano due tesi che si negavano legittimazione reciproca. Oggi si discute, ma ci si riconosce diritto di cittadinanza».
GIUSEPPE MELONI

21/03/2010

Leggi tutto l'articolo in pdf

 

<!-- funzione di 'inserimento commmento' da parte degli utenti-->

La musica, un anno dopo, è cambiata: «I sardi che si attendevano molto dal centrodestra hanno già ridimensionato le aspettative», giura Antonello Cabras, che invita il centrosinistra a guardare con fiducia alle Provinciali. Ma il senatore del Pd scruta anche la politica nazionale: prevede novità dalla Lega, dopo le Regionali, e nel giorno in cui scende in piazza il Pdl sottolinea che «cambiare le regole di un gioco elettorale già in atto ha spostato il confronto su un terreno pericolosissimo. Sembra di essere di nuovo alla vigilia di grandi cambiamenti».
Allude a possibili tensioni?
«Non bisogna fare troppi allarmismi, ma il premier che convoca la piazza, anziché pensare a governare, non si era mai visto».
Il berlusconismo è in crisi?
«Si è detto altre volte, sarei prudente. Berlusconi condiziona la politica da quasi 20 anni».
E non si vede una vera alternativa. In piazza del Popolo è rinata l'Unione-caravanserraglio?
«Chi lo dice sbaglia. Allora Ds e Dl avevano insieme il 25-27 per cento, tutti gli altri circa il 20: oggi il peso del Pd è maggiore, determinante».
Dopo le Regionali cosa può succedere?
«Il voto premierà la Lega, che però non sta centrando alcuni obiettivi e non vuole confusioni tra guardie e ladri, per così dire. Penso che avrà più libertà di manovra: non dico che metterà in crisi il Governo, ma potrà fare più battaglie di merito».
Nell'Isola si vota più in là. Giorgio Oppi prevede forte astensionismo: condivide?
«È possibile, ma alle Provinciali può derivare dalla delusione per un assetto istituzionale che non ha soddisfatto le attese. Non so se si debba ridurre le Province o trasferire più funzioni, ma così il sistema non funziona. L'astensionismo più politico, invece, credo che colpirà soprattutto il centrodestra».
Rivincita dopo le Regionali?
«Può delinearsi un diverso orientamento politico: dipende da quanto peseranno le vicende locali e l'azione di governo della Regione. Certo è molto diverso rispetto al 2009. Finora nel centrodestra si sono dedicati a cambiare assessori più che ad aggredire i problemi».
Quante Province vincerete?
«Abbiamo chance solidissime a Sassari, Nuoro e Medio Campidano, e buone possibilità su Cagliari, Sulcis e Ogliastra dove però il distacco tra le coalizioni è limitato. Oristano e Gallura sono tradizionalmente di centrodestra, ma bisognerà vedere come saranno le coalizioni».
A proposito del Sulcis: proverà a convincere Tore Cherchi a candidarsi?
«Sono l'ultimo a poterlo fare, perché lo convinsi a fare il sindaco di Carbonia e adesso la decisione spetta solo a lui. Certo, se fosse disponibile credo che nessuno discuterebbe la candidatura».
Il Pd vuole cinque candidati: un eccesso di egoismo?
«Ma sono i presidenti uscenti: con l'elezione diretta, di solito l'uscente al primo mandato si conferma. Se altri si propongono, si facciano le primarie: il Pd non accetta che chi è eletto dal popolo venga eliminato con accordi tra i segretari».
Silvio Lai ha aperto a Psd'Az, Udc, Mpa: ma in Regione stanno col centrodestra.
«In molte amministrazioni uscenti governiamo già coi sardisti, è normale riproporre quelle coalizioni. L'Udc a livello nazionale è all'opposizione come noi: poi si allea a seconda dei casi. Sarebbe sbagliata una pregiudiziale contraria, legata agli assetti alla Regione».
Allora meglio avere il Psd'Az che i Rossomori?
«Non accetto questa alternativa. E non condivido l'atteggiamento dei Rossomori sul punto. Prima di litigare, vediamo se ci sono occasioni concrete per allargare l'alleanza».
E dentro il Pd come va? Ancora i dualismi di un anno fa?
«No, è molto diverso. Prima c'erano due tesi che si negavano legittimazione reciproca. Oggi si discute, ma ci si riconosce diritto di cittadinanza».
GIUSEPPE MELONI

21/03/2010

Leggi tutto l'articolo in pdf

 

<!-- funzione di 'inserimento commmento' da parte degli utenti-->

La musica, un anno dopo, è cambiata: «I sardi che si attendevano molto dal centrodestra hanno già ridimensionato le aspettative», giura Antonello Cabras, che invita il centrosinistra a guardare con fiducia alle Provinciali. Ma il senatore del Pd scruta anche la politica nazionale: prevede novità dalla Lega, dopo le Regionali, e nel giorno in cui scende in piazza il Pdl sottolinea che «cambiare le regole di un gioco elettorale già in atto ha spostato il confronto su un terreno pericolosissimo. Sembra di essere di nuovo alla vigilia di grandi cambiamenti».
Allude a possibili tensioni?
«Non bisogna fare troppi allarmismi, ma il premier che convoca la piazza, anziché pensare a governare, non si era mai visto».
Il berlusconismo è in crisi?
«Si è detto altre volte, sarei prudente. Berlusconi condiziona la politica da quasi 20 anni».
E non si vede una vera alternativa. In piazza del Popolo è rinata l'Unione-caravanserraglio?
«Chi lo dice sbaglia. Allora Ds e Dl avevano insieme il 25-27 per cento, tutti gli altri circa il 20: oggi il peso del Pd è maggiore, determinante».
Dopo le Regionali cosa può succedere?
«Il voto premierà la Lega, che però non sta centrando alcuni obiettivi e non vuole confusioni tra guardie e ladri, per così dire. Penso che avrà più libertà di manovra: non dico che metterà in crisi il Governo, ma potrà fare più battaglie di merito».
Nell'Isola si vota più in là. Giorgio Oppi prevede forte astensionismo: condivide?
«È possibile, ma alle Provinciali può derivare dalla delusione per un assetto istituzionale che non ha soddisfatto le attese. Non so se si debba ridurre le Province o trasferire più funzioni, ma così il sistema non funziona. L'astensionismo più politico, invece, credo che colpirà soprattutto il centrodestra».
Rivincita dopo le Regionali?
«Può delinearsi un diverso orientamento politico: dipende da quanto peseranno le vicende locali e l'azione di governo della Regione. Certo è molto diverso rispetto al 2009. Finora nel centrodestra si sono dedicati a cambiare assessori più che ad aggredire i problemi».
Quante Province vincerete?
«Abbiamo chance solidissime a Sassari, Nuoro e Medio Campidano, e buone possibilità su Cagliari, Sulcis e Ogliastra dove però il distacco tra le coalizioni è limitato. Oristano e Gallura sono tradizionalmente di centrodestra, ma bisognerà vedere come saranno le coalizioni».
A proposito del Sulcis: proverà a convincere Tore Cherchi a candidarsi?
«Sono l'ultimo a poterlo fare, perché lo convinsi a fare il sindaco di Carbonia e adesso la decisione spetta solo a lui. Certo, se fosse disponibile credo che nessuno discuterebbe la candidatura».
Il Pd vuole cinque candidati: un eccesso di egoismo?
«Ma sono i presidenti uscenti: con l'elezione diretta, di solito l'uscente al primo mandato si conferma. Se altri si propongono, si facciano le primarie: il Pd non accetta che chi è eletto dal popolo venga eliminato con accordi tra i segretari».
Silvio Lai ha aperto a Psd'Az, Udc, Mpa: ma in Regione stanno col centrodestra.
«In molte amministrazioni uscenti governiamo già coi sardisti, è normale riproporre quelle coalizioni. L'Udc a livello nazionale è all'opposizione come noi: poi si allea a seconda dei casi. Sarebbe sbagliata una pregiudiziale contraria, legata agli assetti alla Regione».
Allora meglio avere il Psd'Az che i Rossomori?
«Non accetto questa alternativa. E non condivido l'atteggiamento dei Rossomori sul punto. Prima di litigare, vediamo se ci sono occasioni concrete per allargare l'alleanza».
E dentro il Pd come va? Ancora i dualismi di un anno fa?
«No, è molto diverso. Prima c'erano due tesi che si negavano legittimazione reciproca. Oggi si discute, ma ci si riconosce diritto di cittadinanza».
GIUSEPPE MELONI (Unione Sarda)