Cappellacci: ho sbagliato ma non mi dimetto (da Unione Sarda)

di ANTHONY MURONI
Dopo quello che è successo parla ancora al telefono?
«È inevitabile che io lo faccia con maggior attenzione. Non perché abbia niente da nascondere ma semplicemente perché, come chiunque, sono forse psicologicamente intimidito dal fatto che qualche mia parola possa essere male interpretata».
È dunque convinto di essere intercettato?
«Immagino di esserlo. O di esserlo stato».
Che ne pensa di questo strumento investigativo?
«Sono favorevole. Ma ne limiterei la pubblicazione sui giornali fino all'eventuale rinvio a giudizio dell'indagato».
E accetta ancora inviti a pranzi nei quali si parla di affari?
«Contrariamente a quello che si crede io non pranzo mai fuori ufficio o fuori casa».
Incontrerebbe di nuovo Flavio Carboni?
«Evidentemente no. Ma sono quelle risoluzioni che si prendono dopo aver fatto brutte esperienze. Pensavo che il mio essere onesto mi avrebbe salvaguardato da qualsiasi danno d'immagine. Per il resto, non ho mai pensato di assecondare le sue mire. Sull'eolico abbiamo seguito un percorso virtuoso».
Lo ribacerebbe sulle gote all'uscita di casa Verdini?
«Ognuno ha il suo modo di salutare. Lui ha quello. Ma certo che non lo rifarei».
E la nomina di Farris, la rifarebbe?
«Gli ho revocato l'incarico, è chiaro che no. Ma non ho mai avuto la percezione che la richiesta di nominarlo fosse legata a questioni di affari».
A proposito di Verdini, è da molto che non lo sente?
«Molti mesi. Non ci siamo più visti e sentiti da quando si è avuta notizia dell'inchiesta».
E Dell'Utri?
«Altrettanto».
Berlusconi che dice di questa vicenda?
«Non lo sento e non lo vedo da prima delle Provinciali. In quell'occasione mi aveva detto di stare tranquillo. Mi aveva manifestato vicinanza».
Non la stupisce che non abbia fatto nessuna dichiarazione pubblica sulla questione?
«No. Immagino che abbia cose ben più importanti alle quali pensare. L'Italia non attraversa un momento facile dal punto di vista economico».
Ma è vero che Comincioli le aveva raccomandato di stare lontano da Carboni?
«È vero. Ma me l'avevano detto anche altri. Ho sbagliato a non dargli ascolto. Ma mi dicevo: “Che cosa mi può fare?”. Mi sembrava uno innocuo. Non ho mai preso sul serio i suoi discorsi. È stato uno dei tanti errori che ho fatto».
Ha letto cosa ha dichiarato nell'interrogatorio?
«Ho visto quello che hanno pubblicato i giornali».
E cosa ne pensa?
«Credo che potesse risparmiarsi quelle valutazioni. Qualcuno dice che dovrebbero farmi piacere e invece penso che avrebbe fatto meglio a stare zitto. Credo che abbia fatto già troppi danni».
Ha notato che ironizza persino sul sorriso, lo slogan della sua campagna elettorale?
«Ho notato. Confermo, avrebbe fatto meglio a stare zitto».
Cosa pensa dei politici sardi che, di destra e di sinistra, aspettano una sua caduta?
«Si mettano l'anima in pace. Io so di non aver mai fatto niente di contrario all'interesse dei sardi, l'inchiesta lo chiarirà».
Sa che c'è chi prevedeva persino il suo arresto?
«Sono preoccupato che ci sia una classe politica che punta alla distruzione dell'avversario anche dal punto di vista personale. Non si mettono nemmeno il dubbio che io sia innocente. Non c'è niente di più ignobile. Ma non riesco a odiare nemmeno questi avvoltoi».
A proposito di sardi, ripeterebbe l'ormai celebre frase al telefono con l'imprenditore Fusi, l'amico di Verdini?
«Ho già spiegato mille volte di cosa si trattava. Dissi che il problema dell'Isola siamo noi sardi, me compreso. Perché spesso siamo divisi e invidiosi. E le vicende di questi giorni lo confermano».
La gente come ha reagito?
«È indubbio che la mia immagine risenta di quanto apparso sui giornali. Spesso si è data una lettura basata solo sulle accuse, per niente garantista. Ma sono certo che il lavoro pagherà».
Quando la incontrano per strada che succede?
«Non ci crederà, ma continuo a ricevere attestati di simpatia. Persino in aeroporto, venerdì, c'era gente che mi faceva gli auguri in vista dell'interrogatorio».
E la sua famiglia?
«Quando sul vostro giornale è apparsa la notizia che ero anch'io iscritto sul registro degli indagati abbiamo vissuto una piccola tragedia. Ho pensato a proteggere mia moglie e miei figli, a rassicurarli. Loro sono la mia forza».
Non si attribuisce almeno qualche colpa?
«Certo che sì. Sono stato un po' sprovveduto ad accettare di avere contatti con Carboni. Forse non avrei dovuto nemmeno partecipare a quegli incontri a Roma. Ma mi dicevo: “Li ascolto, li rassicuro e poi faccio di testa mia”. E così è veramente successo».
Quanto può rendere una pala eolica?
«L'ho dovuto studiare, in questi mesi. Mi dicono anche 800 mila euro l'anno, se il vento è buono. Un vero business».
Quante pale ci stanno in un ettaro?
«Questo proprio non lo so».
L'inchiesta rallenterà lo sviluppo delle rinnovabili nell'Isola?
«Assolutamente no. L'ho detto anche ai magistrati che mi interrogavano. La Sardegna non può permettersi di stare indietro, di perdere il treno di uno sviluppo che passa per il rispetto dell'ambiente. Svilupperemo una strategia e la Regione ne sarà protagonista, come è già stato in questi mesi»
Intanto la Giunta è accusata di immobilismo.
«La crisi economica ha avuto ripercussioni anche nell'Isola. Abbiamo fatto tanti piccoli interventi per cercare di far ripartire più comparti. Ora dobbiamo concentrare le azioni su lavoro e sanità».
Non è che manca un'idea-forte, un timbro che sia capace di rendervi riconoscibili?
«L'ho già detto. Fin qui ci siamo occupati di far ripartire la macchina. Ora lavoriamo per la svolta».
Quando ci sarà il rimpasto?
«Questa settimana sarà dedicata alle consultazioni. Per quel che riguarda la Giunta non escludo novità anche entro l'estate».
Il Pdl nell'Isola è praticamente commissariato. Come se n'esce?
«Dando voce a tutti, senza escludere nessuno. Trovando una sintesi che sia saggia e capace di essere rappresentativa dei più».
Dia un voto al primo anno e mezzo del suo governo.
«La sufficienza, di media. Con situazioni buone e altre ancora insufficienti. Lavoreremo per migliorare».
Dove sarà Cappellacci tra tre anni e mezzo?
«Al governo della Regione. Poi deciderà il buon Dio».
C'è qualche amarezza che prevale sull'altra?
«In questa vicenda è coinvolta una persona che non c'entra niente e che non sapeva del mio interessamento. Mi riferisco al giudice Bonsignore, una personalità tale da non necessitare certo di una mia sponsorizzazione, che peraltro non c'è stata. Ho cercato di rimanere informato sulla vicenda e per questo mi sono messo in contatto con il magistrato Cosimo Ferri, che è un componente del Csm.
Era necessario?
«A lui ho fatto presente che chiamavo per sapere notizie di un suo collega che ritenevo valido, aggiungendo che avrei considerato il suo trasferimento una perdita per la città di Cagliari. Questo solo in ragione della sua preparazione e della sua integrità. Basta ascoltare la mia telefonata con Ferri per rendersene conto».
Ma c'era bisogno di coinvolgere Martino?
«Quindici giorni prima l'ho visto al tavolo con i magistrati durante il convegno di Pula. Chi poteva pensare che fosse un faccendiere? A lui ho chiesto solo il numero di Ferri».
Così parlò il presidente Ugo Cappellacci, in una domenica mattina sottratta alla programmata gita in barca con la famiglia. «Niente domande sull'inchiesta», l'unico vincolo. E una promessa: «Uscirò da questa vicenda più forte di prima. Le vicissitudini di questi mesi mi hanno fatto crescere. Mi hanno insegnato, soprattutto, a riconoscere le persone».