Centrosinistra, 24 ore per evitare il caos (dall'Unione Sarda)

Per rimettere insieme il puzzle del centrosinistra c'è tempo fino alle 16 e 30, poi sarà quasi impossibile. La scadenza è quella fissata dal Pd per le candidature alle primarie di domenica 18: e pur essendo un termine posto unilateralmente dai democratici, farà comunque da spartiacque. Con mezza coalizione contraria alla consultazione, se il Pd andrà avanti si profila una spaccatura in molti territori.
A meno che il tavolo regionale del centrosinistra non recuperi in extremis l'unità sugli aspiranti sindaci e presidenti di Provincia. Un ultimo tentativo si farà (in un vertice che dovrebbe tenersi domattina, ma già oggi riprenderanno i contatti tra i vari leader), e i partiti principali promettono «senso di responsabilità»: lo ha stabilito ufficialmente ieri l'esecutivo regionale dell'Italia dei valori, riunito d'urgenza a Santa Giusta. Lo assicura anche il segretario del Pd Silvio Lai, rispondendo positivamente ai dipietristi. Ma sarà difficile sciogliere in 24 ore tutti i nodi che per mesi si è provveduto a ingarbugliare.
IDV E PD Le tensioni tra i democratici e l'Idv, riemerse negli ultimi giorni, sono il più grande fattore di divisione nel centrosinistra. Insieme agli scontri interni al Pd, simili ormai a quei virus capaci di annidarsi nei gangli nervosi di un organismo: anche quando non si manifestano, puoi star certo che sotto sotto si preparano a rispuntare fuori per crearti problemi.
Ieri però il direttivo dell'Italia dei valori (col responsabile nazionale dell'organizzazione, Ivan Cota) ha «deciso all'unanimità» di perseguire «fino in fondo l'obiettivo di tenere unita la coalizione di centrosinistra», come si legge in una nota del coordinatore Federico Palomba. Ma l'intesa deve arrivare nel tavolo regionale, le cui decisioni non possono essere disattese dai livelli locali. Inoltre si lavorerà alla ricomposizione anche «nel livello nazionale, ormai investito del problema sardo per un ausilio nello sblocco dei residui nodi». A Roma, in effetti, è in atto un dialogo coi vertici Pd.
Positivo il primo commento del segretario del Pd Silvio Lai alla posizione dipietrista: «È un buon segno, anche per noi il valore dell'unità della coalizione è strategico. In questi giorni lavoreremo per preservarlo. Certo, continuiamo a pensare che le primarie siano il metodo giusto per risolvere i casi controversi».
I NODI Lo scontro tra i due partiti più difficile da ricomporre è quello su Graziano Milia: l'Idv ha più volte ribadito che non potrà comunque sostenerlo, neppure se vincesse le primarie. Che a Cagliari, per altro, sono molto vicine: mentre calano le probabilità che la minoranza democratica faccia un nome (non c'è alcuna raccolta di firme in atto), ieri ha invece deciso di presentarsi un altro esponente Pd, il consigliere comunale del capoluogo Claudio Cugusi.
Un accordo Pd-Idv potrebbe scongiurare le primarie per Nuoro città. È in teoria possibile che siano chiamati a scegliere il candidato presidente, domenica prossima, gli elettori del centrosinistra sassarese: la minoranza del Pd sta raccogliendo le firme per Monica Spanedda o Antonello Deiosso, ma potrebbe non presentare la candidatura. Dipende da come andrà oggi il dialogo con la maggioranza interna. Forse è più probabile che le primarie si facciano nel Medio Campidano, con Pier Sandro Scano in alternativa al presidente uscente Fulvio Tocco.
IL PRC Saranno comunque, di fatto, votazioni interne al Pd o poco più. «Noi di certo non parteciperemo», assicura il segretario di Rifondazione, Gianni Fresu. Il Prc è uno dei partiti che hanno espresso chiaramente la loro contrarietà alle primarie: «Però non ci opponiamo al fatto che si tengano, se qualche alleato vuole farle», precisa Fresu, «e nel quadro di un accordo complessivo di coalizione ne accetteremmo i verdetti». Non in tutti i casi, però: anche per Rifondazione è difficile convergere su Graziano Milia, in ogni caso.
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