Parliamo per la seconda domenica consecutiva del caso Tuvixeddu perché venerdì sera è avvenuto un fatto di notevole rilevanza politica: il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno in cui si chiede alla Giunta - attraverso un contorto giro di parole - di acquistare un pezzo del colle cagliaritano. L'ordine del giorno è firmato da tutti i capigruppo, da destra a sinistra.
Facciamo un po' di storia recente di questa vicenda. Nel 2000 il sindaco di Cagliari Mariano Delogu e il suo assessore all'Urbanistica Manuela Abis chiusero l'accordo di programma tra il Comune, la Regione, Coimpresa di Gualtiero Cualbu e i privati ottenendo 23 ettari di parco, la viabilità e l'estinzione delle cause pendenti in cambio di una maggiore volumetria nelle aree non vincolate. Poi arrivò la giunta di centrosinistra che iniziò una battaglia per non riconoscere l'accordo di programma aggiungendo vincoli su terreni che vincoli non avevano. Ora, dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni tra l'imprenditore Cualbu, Maninchedda, La Spisa e varia umanità, è tornata attuale la proposta di comprare ulteriori aree non vincolate. E con quest'ordine del giorno, e con la spinta dell'assessore alla programmazione (evidentemente dotato di imponenti risorse per queste cose) si è deciso di avviare le procedure di acquisizione.
Premessa fondamentale. Consiglio regionale e Giunta possono fare quello che vogliono. Il fatto è che si sta parlando di soldi pubblici e prima o poi interverrà la Corte dei conti, che a qualcuno dovrà pur chiedere (scusate il bisticcio di parole) conto di questi denari. A chi li chiederà: a Delogu e alla Abis che avendo stipulato un accordo di programma perfettamente regolare e ottenuto 23 ettari di parco, forse hanno sbagliato a non chiederne, di ettari, per esempio 25, 30, 35? Oppure a tutti quelli che adesso chiedono un parco di maggiori dimensioni su terreni non vincolati?
Politicamente il punto importante è un altro: come può un'amministrazione regionale disconoscere un accordo di programma (giunta di centrosinistra), fatto che, abbiamo altre volte sottolineato, è una barbarie giuridica perché viene meno la certezza del diritto? Ma del resto, come può un'amministrazione regionale (giunta di centrodestra) ritenere che quell'accordo di programma non aveva tutelato a sufficienza l'interesse pubblico e compiere un'operazione immobiliare per far superare gli ostacoli che si trova davanti un imprenditore? A questo punto, estendendo il concetto, ogni imprenditore ostacolato nella realizzazione della sua iniziativa, può rivolgersi a mamma Regione, al babbo Comune, allo zio Stato per farsi comprare terreni, volumetrie, mettiamoci su anche qualche betoniera. Che importa, tanto paghiamo in ogni caso sempre noi, o come sardi o come italiani.
Riassumendo: in qualsiasi modo la si guardi da destra o da sinistra, Delogu e la Abis non avrebbero dovuto stipulare quel regolare accordo di programma. Perché la Giunta di centrosinistra nulla voleva che a Tuvixeddu nascesse; mentre ora tutti sono d'accordo nel ritenere che in quell'accordo di programma dovessero esserci più parco e meno cubature. Insomma, quell'accordo, per gli statisti di oggi, non doveva essere stipulato. E il Comune di Cagliari? Il Comune guarda a questi ultimi fatti con assoluto distacco. Emilio Floris ha ereditato quell'accordo, se la Regione vuole ampliare il parco ci metta denari suoi, Cagliari non pagherà un euro per rimborsare l'imprenditore. Come dire: volete meno palazzine e più parco? Affari vostri. Insomma, quel povero accordo di programma viene sconfessato - non a parole ma nei fatti - da tutti. Tutti si sono accaniti contro, in tanti continuano stranamente ad agitarsi. In maniera così scomposta che sul caso Tuvixeddu, tanto è opaco, la magistratura cagliaritana ha acceso un faro per cercare di far diradare la nebbia che si è addensata e continua a diventare sempre più fitta.
Sono per ora rimasti fuori da questo can can gli abitanti di via Is Maglias. Però immaginiamoci solo come si sono sentiti quando l'ex governatore (di centrosinistra) ha detto che avrebbe desiderato che quella strada diventasse come l'Appia antica. E pensare che in via Is Maglias hanno sempre chiesto di andare avanti, non di vedersi proiettati indietro nei secoli.
Paolo Figus
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Riassumendo, la posizione dell'Unione Sarda, di proprietà di un grande impresario, è la seguente: l'accordo di programma tra Regione, Comune e Cualbu è valido. Dunque, è necessario costruire quei palazzi in via Maglias anche se il Parco di Tuvixeddu sarebbe poco più di un giardino archeologico circondato dal mattone.
E' necessario costruire lo stesso quei palazzi, anche se l'accordo di programma era sostanzialmente sbagliato perché non teneva conto a sufficienza dell'immenso valore culturale, identitario e anche turistico della necropoli.
E' necessario costruire quei palazzi nonostante in dieci anni il mercato immobiliare di Cagliari si sia totalmente trasformato e quelle case non potranno essere vendute.
Bene: rispettiamo tanto rigore verso ogni forma di diritto e per l'impiego del denaro pubblico. Rispettiamo e non condividiamo. E non soltanto perché il ragionamento dell'Unione Sarda ha un vulnus di fondo: chi critica costruisce al tempo stesso case e soprattutto uffici. E se si presentasse la Regione per acquistare quegli uffici, glieli venderebbe. Ovviamente. O si rifiuterebbe forse in nome della Corte dei conti opinando, chissà, che la Regione ha già abbastanza uffici?
Coerenza per coerenza, dopo la posizione assunta oggi, mi aspetto un editoriale del mio amico Paolo Figus, al quale spetta lo scomodo ruolo di difensore degli interessi del gruppo per il quale lavora, che dica proprio questo: il gruppo Zuncheddu non venderà alla Regione gli uffici in costruzione a Santa Gilla esattamente come Cualbu non deve vendere alla Regione l'area del Parco Tuvixeddu destinata a case. (c.c.)