Quelli dalla memoria lunga ricorderanno la vicenda di un cane a sei zampe, l'Agip insomma, che vuole sfrattare da un rifornitore di Quartu alcuni randagi
ospitati da anni in un recinto. E strappati, con molto buon cuore, da sorte certa: il paraurti e il parafango delle auto. Una vicenda che periodicamente
rimbalza sulla stampa, forte di migliaia di firme di quartesi e cagliaritani sotto a una petizione di solidarietà autentica espressa verso i cani (quelli
veri).
Bene, mentre nel tribunale di Cagliari la vicenda giudiziaria procede ormai da due anni e sembra profilarsi la vittoria del cane a sei zampe, ecco che sorge
un problema grande come una cuccia: chi e come deve eseguire l'ordinanza di sgombero degli ex randagi? Chi deve prendersi cura di loro dopo che per anni il gestore del rifornitore e i benzinai hanno provveduto a sfamare di cibo e carezze i quattrozampe e fosse per loro intenderebbero continuare a farlo?
La risposta ancora non c'è e si attende che il giudice la fornisca. Ma non sarà facile nemmeno per lui. Una cosa è certa: i cani stanno bene dietro il
rifornitore e non intendono andarsene da soli. Di più: non possono essere abbandonati con decreto in nome del popolo italiano. Perché l'abbandono degli
animali, pure quello, è reato. Dunque, gli ospiti con la coda del rifornitore dovranno avere un tetto quando lasceranno quello attuale. Insomma, questa
storia è un cane (a sei zampe) che si morde la coda. E sullo sfondo ci sono interessi che vanno decisamente oltre l'animalismo.
Claudio Cugusi
giornalista