Immobili fantasma e terreni: entro giugno la nuova mappa

 La lunga attesa non è finita. Per avviare la riforma del catasto non basterà un provvedimento del Consiglio dei ministri che trasforma l'unità di misura per il calcolo della rendita, con il passaggio dai vani al metro quadro. Senza dubbio si tratta di un passaggio importante, ma non sufficiente. Perché prima di utilizzare semplicemente i vani invece che i metri quadri è necessario accompagnare questa rivoluzione con la transizione a un sistema di misura coerente con il mercato. Insomma, il catasto deve essere fedele alla realtà territoriale e immobiliare. Questa è la vera scommessa, visto che ancora oggi non sempre negli uffici dell'Agenzia del territorio si ha la mappa completa di quello che esiste nell'area di competenza.
L'AGENZIA DEL TERRITORIO Negli uffici di via Carducci si lavora alacremente con l'obiettivo di arrivare entro giugno a individuare i “fabbricati fantasma”, scovati dall'Agenzia del territorio attraverso la sovrapposizione di immagini satellitari sulle informazioni catastali disponibili. Parallelamente si deve procedere a rendere coerenti il catasto dei terreni e quello degli immobili urbani. Cosa si deve fare? Mappare tutta l'Isola in modo tale che il registro urbano e quello dei terreni corrisponda alla situazione reale. È il primo passaggio, ma fondamentale, per una vera riorganizzazione. Il passaggio dai vani ai metri quadri, operazione già oggi possibile con un intervento sulle banche dati, da solo non basta a garantire una completa revisione del sistema.
I tecnici dell'Agenzia del territorio stanno procedendo a pieno ritmo per raggiungere gli obiettivi entro giugno. La parola d'ordine, come spiega il direttore regionale dell'Agenzia del territorio, Claudio Fabrizi, è quella di “scovare” gli immobili fantasma e arrivare ad avere una cartografia che riporti la vera situazione dell'Isola. La Sardegna è divisa tra 18.000 fogli di mappa ma sono i 700 costieri a «richiedere il maggiore sforzo» da parte dell'Agenzia. È in queste aree, infatti, che negli anni passati si sono concentrate le nuove costruzioni ed è qui che «si registra la massima distanza tra il catasto urbano e quello dei terreni», aggiunge Fabrizi.
CASE FANTASMA Il lavoro dei tecnici dell'Agenzia del territorio sta portando alla luce le posizioni sconosciute o quanto meno quelle non regolari. Forse ci vorrebbe un po' più di collaborazione da parte degli enti locali, ma il riordino procede. Da quando è stata avviata l'azione dei tecnici dell'Agenzia si è registrato un forte incremento degli accatastamenti, con punte anche dell'83%. A dare una spinta decisiva, inoltre, è stata la norma che impone, in caso di compravendita, l'obbligo di inserire nell'atto la planimetria dell'immobile, conforme allo stato di fatto. Grazie a tutto questo, nell'Isola sono stati recuperati 32 milioni di euro attribuiti a rendite catastali di immobili che fino ad ora erano sconosciuti all'Agenzia. Nell'Isola, a fine 2011, erano state già prese in considerazione 36 mila posizioni su 80.000 da verificare ed entro giugno, appunto, si terminerà il lavoro.
LA TELEMATICA Un grande aiuto arriva anche dalla telematica. Il sito dell'Agenzia del territorio permette di individuare in tempo reale i dati dell'immobile e la rendita catastale. «Su tre milioni di visure, 2,4 milioni vengono ormai effettuate per via telematica nell'Isola», spiega ancora Fabrizi che prima di arrivare in Sardegna ha lavorato alla direzione informatica dell'Agenzia del territorio, a Roma. Esiste inoltre anche un servizio di web contact gratuito con il quale l'Agenzia offre assistenza telematica a chi intenda segnalare incoerenze nelle informazioni catastali. In 25 Comuni dell'Isola, inoltre, sono stati avviati sportelli dell'Agenzia per chi non si fida della telematica.
REVISIONE DEGLI ESTIMI La seconda fase scatterà solo in un secondo momento, dopo che il Governo avrà dato il via libera alla riforma del catasto. Una volta che si avranno tutti i dati sul patrimonio immobiliare esistente si potrà modificare il calcolo della rendita catastale. Come? Intanto passando dai vani (attualmente è questa l'unità di misura) ai metri quadri e poi cercando anche di attribuire un valore commerciale all'immobile. «In realtà un primo censimento delle superfici esiste», conclude Fabrizi, «perché i Comuni fanno già pagare la Tarsu sulla base dei metri quadri. Il problema però è che gli enti non dialogano tra loro».

L'Unione Sarda p.9