L’Europa dà ragione alla Sardegna «Tirrenia, Isola a rischio monopolio»

 Il verdetto atteso è arrivato. Niente Europlacet al passaggio di Tirrenia alla Cin degli armatori napoletani Vincenzo Onorato, Gianluigi Aponte e Manuel Grimaldi. In Europa vince la Regione e perdono gli ex del governo Berlusconi: Gianni Letta, Altero Matteoli, Paolo Romani e anche l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà. Se è vero che a Bruxelles, nelle ore che hanno preceduto il pronunciamento della Commissione Ue che ha stoppato il passaggio della Tirrenia alla Compagnia italiana di navigazione, si è registrata la presenza di importanti apicali dei ministeri romani, spinti in missione dal successore di Gianni Letta a Palazzo Chigi. Colloqui fitti e incontri riservati che non hanno fatto cambiare idea al vice presidente della Commissione europea e commissario per la Concorrenza, Joaquin Almunia. «L’acquisizione della Tirrenia da parte della Cin potrebbe restringere notevolmente la concorrenza sul mercato, a detrimento di milioni di viaggiatori e di numerosi trasportatori - spiega Almunia - e spetta alla Commissione garantire che i consumatori e gli altri utenti possano continuare a disporre di un’offerta competitiva nei collegamenti marittimi da e verso la Sardegna». Esattamente quello che per mesi hanno sostenuto il presidente della Regione, Ugo Cappellacci e l’assessore dei Trasporti, Christian Solinas. Quest’ultimo, negli ultimi tempi, più volte in trasferta a Bruxelles per argomentare con i responsabili dell’antitrust europeo i rischi cui sarebbe andata incontro l’Isola se le navi di Stato fossero passate sotto il comando degli armatori privati che già operano nelle rotte sarde con le navi di Moby, Snav-Gnv e Grimaldi. A dare manforte alla Sardegna l’apertura dell’inchiesta dell’antitrust italiano, all’indomani della denuncia sul “cartello degli armatori” che la scorsa primavera aveva fatto schizzare alle stelle il costo dei biglietti dei traghetti e spinto in basso il fatturato del comparto turistico sardo. «Le Cassandre dell’immobilismo e dell’inefficacia della nostra azione su questo tema trovano smentita nei fatti - dichiara l’assessore Solinas - e come ho affermato in Consiglio regionale, fin dal 10 marzo scorso, la via maestra era quella di spostare a Bruxelles la vertenza». «Raccogliamo i primi frutti - conclude l’esponente del Psd’Az in Giunta - di una battaglia di popolo per riconquistare il governo dei nostri mari e la dignità di reagire al tentativo neocoloniale del cartello armatoriale di farci prigionieri in casa nostra e costruire i loro utili sulle spalle dei sardi». Esulta per il verdetto europeo il governatore Cappellacci: «La sospensione della gara per la Tirrenia da parte dell’Unione Europea rappresenta un primo riconoscimento del fondamento delle ragioni della Sardegna e da subito abbiamo denunciato con un ricorso all’antitrust italiana e con quello esperito in sede comunitaria i vizi e le anomalie di una vendita conclusa in spregio alle norme vigenti». «La nostra battaglia in difesa del diritto alla mobilità dei sardi - assicura il presidente - prosegue in tutte le sedi politiche e giurisdizionali». In sede parlamentare, chiede invece al governo di riferire alla Camera, il deputato Pdl, Mauro Pili. «L’esecutivo deve chiarire l’intera procedura e dire quali soluzioni intende mettere in campo per riscrivere le convenzioni con la Tirrenia e garantire la continuità territoriale». Dall’altro versante politico e dall’altra Camera del Parlamento, interviene il senatore Francesco Sanna (Pd): «L’indagine dell’antitrust europeo sulla gara Tirrenia offre l’occasione al governo Monti di riprendere in mano il dossier e cercare di rimediare alle sconclusionate magagne della procedura di vendita».
La commissione di Bruxelles ha ora novanta giorni di tempo (il termine ultimo è fissato il prossimo 4 giugno) per decidere in via definitiva sul passaggio di Tirrenia alla Cin. Ma l’indagine preliminare, così si legge nella nota dell’Ue, ha messo in evidenza che l’operazione proposta «risulterebbe in quote di mercato estremamente elevate, se non monopolistiche, per diverse rotte interne italiane». Allo stesso modo di come sono inequivocabili le parole utilizzate dai commissari europei quando affermano che «sembra che, su numerose rotte, il nuovo soggetto (la Cin alla guida di Tirrenia, ndr) non subirebbe una sufficiente pressione da parte di concorrenti forti, efficienti e credibili e pertanto l’acquisizione suscita seri dubbi in quanto al suo impatto sulla concorrenza». Ed è anche alla luce di queste considerazioni, e non solo perché la Regione ha ottenuto ieri a Bruxelles il massimo dei risultati possibili (la sospensione della cessione di Tirrenia) che il governatore Cappellacci e l’assessore Solinas, hanno fiducia per la riapertura della partita Tirrenia. Ma molto dipenderà anche dal governo che qualche settimane fa era corso anticipatamente ai ripari riconfermando per altri dodici mesi il commissario straordinario, Giancarlo D’Andrea, alla guida della Tirrenia. Intanto, dopo la battosta di Bruxelles, si attendono le reazioni della Compagnia italiana di navigazione che per bocca di Onorato, Aponte e Grimaldi, aveva più volte escluso l’altolà europeo alla privatizzazione delle navi della ex compagnia di Stato. Diciotto traghetti (di cui 5 merci) più le partecipazioni societarie di Tirrenia Eurocatering e Terminal Traghetti Napoli al prezzo di 380 milioni di euro. Duecento da sborsare subito e 180 nell’arco dei otto anni, nei quali lo Stato avrebbe dovuto pagare alla Cin oltre 72 milioni di sovvenzioni. Un affare, insomma. Che non piace alla Sardegna e neppure all’Europa.

(Antonio Moro Sardegna Quotidiano p.6)