Caro Claudio, Come ormai faccio da 4 anni, prima da Roma, poi da Bologna, oggi da Milano, acquisto i biglietti come "residente" nella accezione che oramai credo sia nella convinzione di tutti, e cioè che si intendano possessori di tale requisito anche quelli, come me, nati in Sardegna, pur risiedendo altrove per motivi di lavoro. Quindi ho acquistato un biglietto con tariffazione "residente", come sempre, con la compagnia Alitalia, la compagnia di bandiera, contrariamente a quanto faccio normalmente, in quanto mi rivolgo di solito ai servizi di Meridiana, che a questo punto sto decisamente rivalutando. Come altri sardi come me, la incresciosa sorpresa si è verificata all'atto di fare il check-in all'aeroporto di Elmas ieri, sabato 21 agosto 2010, dove, dopo una lunga fila di attesa, all'esibizione del mio documento di identità, mi sono sentito rifiutare l'accettazione in quanto la qualifica di residente spetta secondo Alitalia solo a chi effettivamente risiede in Sardegna, e di rivolgermi in biglietteria in quanto dovevo operare una integrazione nel costo del biglietto. Insieme agli altri malcapitati, ovviamente tutti contrariati, mi sono recato alla indicata biglietteria presso la quale venivo informato che dal maggio di quest'anno Alitalia non concede la tariffa di residente ai "nativi", come siamo stati definiti. Mi sono sentito alla stregua dei pellirosse americani in riserva, sinceramente anche con una punta di orgoglio, derivante dal riconoscimento di una identità, ma assai ferito. Alla mia osservazione che non mi era mai capitato un simile increscioso contrattempo, e che altra compagnia operava come sempre, cioè riconoscendo la qualifica di residente giustamente anche ai nativi, mi veniva risposto che ogni compagnia è libera di fare ciò che desidera. Bene, verificato che, ovviamente, essendo il 21 agosto, non avevo la possibilità di rivolgermi ad altra compagnia (Meridiana) in alternativa, magari posticipando il mio rientro, non ho potuto fare altro che pagare altri 239 euro in aggiunta agli oltre 77 già sborsati all'acquisto del biglietto sul sito dedicato. Non è tanto per l'aspetto economico, ma per una questione etica e di principio che mi rivolgo a te, in quanto ritengo che questo sia uno dei più gravi insulti mai rivolti al popolo sardo, e ancora di più sono esterrefatto di come da tutto l'estabilishment politico sardo non si sia alzata una levata di scudi a difesa dei nostri diritti. Penso ai milioni di emigrati che hanno fatto la loro fortuna e dei quali la Sardegna può vantarsi per i riconoscimenti che hanno avuto nei posti nei quali si sono affermati, a quelli che non possono, giustamente, fare a meno di tornare, almeno periodicamente, nella loro terra, insomma a quelli che, oramai, dobbiamo definire "nativi" e non più residenti, almeno secondo le menti illuminate di Alitalia. Aveva ragione il buon Fabrizio de Andrè a paragonarci agli indiani d'America... Per questo mi affido a te, uno delle poche persone che mi hanno riconciliato con la politica, affinchè questa vergogna non rimanga un piccolo problema da 239 euro di un singolo come me, ma diventi elemento di rivendicazione e di coesione tra tutti coloro che davvero mirano alla crescita e alla tutela della Sardegna, al di là dell'occupazione delle poltrone. Stefano Ibba ------------------------------- Caro Stefano, condivido tutto dalla prima all'ultima riga. E provo anche un robusto senso di vergogna per questa vicenda: che senso ha ancora parlare di popolo sardo, spendere milioni di euro per i sardi neel mondo se poi ai sardi fuori dalla Sardegna viene negato il diritto alla continuità territoriale?
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