Le lotte di Fonsarda contro i palazzoni: domani si parla al T Hotel del libro Franco Melis (dall'Unione Sarda)

Domani sera al THotel di Cagliari la presentazione del libro di Franco Melis, trent'anni fa tra i protagonisti

Quelle lotte alla Fonsarda contro Poste e palazzoni

Fra romanzo e narrazione storica oltre dieci anni di mobilitazione intorno al Comitato di quartiere

Giovedì 18 febbraio 2010
 
Oggi può sembrare quasi incredibile, ma 35 anni fa le lotte pacifiche della popolazione di un quartiere cagliaritano prevalentemente borghese, Fonsarda, imposero ai costruttori di ridimensionare fortemente la colata di cemento prevista con la lottizzazione di un mandorleto e di una vigna. Subito dopo quel primo successo, gli stessi abitanti impedirono all'azienda dei telefoni di Stato di tirar su una megacentrale da 85 mila metri cubi in piazza Giovanni XXIII. Sul rudere rimasto incompiuto per anni è poi stato costruito il T Hotel, dove, ironia della sorte, domani alle 17,30 Anna Maria Baldussi, Sandro Maxia, Angela Quaquero e Romano Widmar presenteranno un libro scritto da uno dei protagonisti di quegli anni, Franco Melis.
Se è vero che l'assassino torna sempre sul luogo del delitto, Melis, 77 anni, (incredibilmente) funzionario delle Poste contro le quali contribuì a guidare le lotte del Comitato di quartiere, ha scelto un luogo simbolo per far conoscere Quei giorni a Fonsarda ,Venti storie inventate, forse tutte vere, (edito da Aipsa, 237 pagine, 12 euro), una serie di racconti di fantasia ma ispirati alla realtà, come il suo libro precedente sul quartiere di Bonaria.
Sulla scia del Sessantotto e dopo l'esperienza di Sant'Elia, il Comitato di quartiere era nato a Fonsarda nel novembre del 1974 per occuparsi di scuola, decreti delegati, 150 ore. Ma ben presto l'attenzione si spostò sulle condizioni del quartiere, fatto di casermoni (Nicola Valle li chiamava portasapone) privi di servizi e di verde. Le strade fangose, non c'erano negozi fra piazza Giovanni e viale Ciusa, dove in cinquanta palazzoni si erano sistemati, spesso grazie a cambialoni con modesti acconti, migliaia di immigrati provenienti da tutta l'Isola nella Cagliari che cresceva all'impazzata. Il cemento divorava orti, vigne, mandorleti. E così, quando una società immobiliare progettò la lottizzazione Mandorleto - La Vigna, esplose la protesta. «Fu un moto spontaneo di popolo - ricorda Franco Melis - perché se è vero che io militavo nel Manifesto e poi nel Pdup, e altri, come Davide Atzeni, funzionario ospedaliero, erano iscritti al Pci, i più non avevano proprio idee politiche precise, a partire da Romano Widmar, funzionario dell'Inps arrivato da Trieste che fu tra i più impegnati nella battaglia. E che domani presenterà i suoi filmati su quei giorni di tre decenni fa».
Nel clima di mobilitazione popolare che tentava di costruire forme di democrazia diretta la partecipazione era libera, le riunioni avvenivano nei luoghi più disparati: dai magazzini ai negozi di una parrucchiera che si scoprì poi sposata con un poliziotto della Digos interessato a conoscere i dettagli delle scelte dei contestatori. Manifestazioni, cortei, dibattiti, blitz in Comune e Regione si susseguirono per anni, toccando l'apice alla fine del 1975. Sotto i tendoni del Circo Embell arrivarono ben duemila persone, un trionfo. E pochi giorni dopo, il 15 dicembre, il Consiglio comunale bloccò, ridimensionandola fortemente, la lottizzazione, con un voto clamoroso (21 a 20) reso possibile anche dall'astensione del sindaco, il socialista Salvatore Ferrara.
Questa e altre vicende sono raccontate nel libro di Melis, che narra storie quasi incredibili in quest'epoca di scarsa iniziativa popolare. «Eravamo spiati, seguiti da carabinieri e polizia come pericolosi sovversivi, venimmo anche denunciati in 19 per un'altra battaglia, l'occupazione di Villa Asquer, allora utilizzata dai dipendenti regionali per il circolo del tennis e poi diventata sede del Comitato di quartiere. Non eravamo sovversivi, ma cittadini attivi. Non erano partite semplici. Se sulla lottizzazione vincemmo in Comune, per bloccare la megacentrale delle Poste soltanto la denuncia penale per lavori abusivi indusse il pretore a sequestrare il cantiere. E poi tutti sappiamo come è andata, con la nascita di un grande albergo a opera di un imprenditore, Gualtiero Cualbu, al centro della scena per i suoi progetti edificatori a Tuvixeddu».
Anche sul colle dei Punici non mancano contestazioni, manifestazioni, scontri politici e giudiziari, ma non si registra il coinvolgimento degli abitanti di Sant'Avendrace. Oggi la partecipazione popolare di base, quella democrazia senza capi in cui trenta, quarant'anni fa credevano in tanti, appare quasi un'utopia. Franco Melis ha voluto scrivere per un'esigenza personale ma anche per non disperdere un patrimonio di emozioni che fa parte della storia della città. «E anche dell'Unione Sarda, che - ricorda l'autore del libro - diede sempre spazio alle nostre ragioni. Vittorino Fiori, il capocronista, ci guardava con sospetto, i redattori ci chiamavano rompicoglioni, ma le notizie uscivano, senza censure, senza omissioni».
Furono anni formidabili fatti di impegno politico ma anche di esperienze umane. Nei racconti su Quei giorni a Fonsarda grande spazio è destinato agli amori, alle passioni che scoppiavano fra un'assemblea e un ciclostile, un corteo e un dibattito, una missione a Roma e un picchetto in Comune. Erano anche gli anni del femminismo, quando Beatrice Perticarà, Roberta Corti, Pinella Trincas conquistavano sul campo della Fonsarda ruoli da protagoniste. Grazie a loro la cementificazione indiscriminata di un quartiere già privo di verde e servizi venne sventata, e la politica costretta a fare i conti con la volontà dei cittadini. Anni nei quali la voglia di ribellarsi ai soprusi dei potenti prevaleva sulla rassegnazione e la passività, e sulla politica ormai nelle mani di pochi - spesso autoreferenziali - gruppi dirigenti.
GIANCARLO GHIRRA