Cani randagi ma anche scaldabagni arrugginiti. Eserciti di zecche accompagnate da quintalate di mattoni, mattonelle sbeccate, microcolate di cemento avanzato in qualche cantiere. E poi telai di scooter smantellati in chissà quale epoca storica, il solito corredo di batterie esauste che costa molto meno smaltire tra i canneti, dove le gallinelle nidificano, che in discarica.
Forse non ve ne siete ancora accorti ma il Parco di Molentargius è semimorto e la battaglia trentennale per farlo nascere, per elevarlo al rango di parco e sottrarlo al destino di muntronaxiu, è come se non fosse mai stata combattuta.
Certo, qualcosa è stato fatto e sarebbe da orbi non vederlo: l’area in parte è attrezzata, le strade bianche contano molti meno dossi e fossi che in passato. E soprattutto, a dispetto del nostro alto tasso di inciviltà, i fenicotteri e tutto il resto della fauna vivono e prolificano e volano e abbelliscono
magicamente lo stagno. Però è troppo poco, quasi nulla: questo sito potrebbe essere un meraviglioso polo di attrazione turistica. Basterebbe reclamizzarlo, organizzarlo a dovere, ristrutturare i caseggiati delle Saline e dargli una piccola vocazione ricettiva. Ma soprattutto, da subito, è necessario vigilarlo molto di più e punire i bipedi maiali che hanno ripreso a brutalizzarlo. Ognuno
a modo suo: con i rifiuti e con gli abusi edilizi a Medau Su Cramu, che proseguono sotto il naso della Forestale. Cagliari e Quartu hanno una colpa: non hanno mai approvato il progetto di risanamento dell’area. E su queste colpe si stratificano le responsabilità e i disastri.
Claudio Cugusi