No ai "ventilatori" sul Golfo di Cagliari: ecco le news e tutte le osservazioni al progetto

E' un fronte comune, di centrodestra e centrosinistra, di associazioni e movimenti, quello che si sta levando contro l'ipotesi che il Golfo degli Angeli sia violentato per mezzo secolo con una siepe di pale eoliche galleggianti realizzata dalla Trevi Energy di Cesena, una società che si dà molto da fare  http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/09/eolico-off-shore-margherita-di-savoia-dice.html .
Sono molte le ragioni che ci spingono a presentare entro il 30 marzo prossimo alla Capitaneria le nostre osservazioni contro il progetto. E sono ragioni di puro buon senso e di diritto. Le ricapitolo: 1) se è vero che il mare è dello Stato è vero anche che senza le opere a terra (in particolare la cabina di trasformazione della corrente prodotta dalle pale) sono competenza del Comune di Cagliari. Dunque, spetta al Comune di Cagliari autorizzare o negare quelle opere; 2) non esiste uno studio scientifico che affermi con certezza che la sistemazione dell'opera in mare non modificherà le correnti e il fondale. In parole povere, il rischio di danno ambientale in mare, di devastazione delle spiagge del Golfo non è escluso; 3) il Golfo di Cagliari ha una vocazione turistica (sinora poco espressa e in futuro ancora meno, con un impianto eolico così) compromessa peraltro dalla Saras, la più grande raffineria d'Europa, meta di petroliere da tutto il mondo. E' facile prevedere che prima o poi una petroliera vada fuori rotta e sbatta contro una delle 33 torri eoliche, altre ciascuna 120 metri.

Sono le prime riflessioni nate dal confronto di questi giorni con i compagni nei circoli Pd di Cagliari, di Capoterra, di Pula. Ma sappiamo che sono condivise anche da chi compagno non è. Perché è evidente, al fondo di questa storia, lo sfruttamento tipicamente capitalista della nostra risorsa vento. Il progetto delle 33 pale non porta un solo euro nelle casse dei cagliaritani, non un posto di lavoro: è una classica rapina di risorse naturali perpetrata in nome dell'ecologia e dell'ambientalismo pataccaro. Una rapina identica a quella che i cagliaritani hanno già subito e subiscono con le servitù e aree militari (due milioni di metri quadrati soltanto in città); una rapina identica alle tante che i sardi hanno subito: non c'è bisogno di ricordare cos'erano le foreste sarde e come sono state ridotte per fare legna e carbone.
Anche dal punto di vista industriale il progetto della siepe eolica è assai poco innovativo: chiunque può realizzarlo, basta che abbia cento milioni di euro. La rendita è garantita: 15 milioni di euro l'anno di guadagni mentre l'investimento si ripaga in cinque anni di esercizio. Insomma, un affare sulle spalle nostre, a vantaggio dei soliti speculatori internazionali senza volto.
Noi pensiamo che le energie rinnovabili siano buone, quasi tutte. Ma pensiamo soprattutto che siano utili quando sono distribuite a beneficio della comunità: a favore della produzione di una piccola fabbrica, a favore del consumo elettrico di una famiglia o di un condominio.
In questo progetto della siepe di ferro sul mare (come in altri) non esiste invece distribuzione e vantaggio sociale. Più che a un progetto energetico o ambientale siamo davanti a un progetto finanziario. E alla finanza, a questa finanza da rapina sociale diciamo semplicemente no, con tutte le nostre forze. (c.c.)