Oggi la Sardegna ha vissuto un grande giorno: non sprechiamolo

Trentamila per la questura, sessantamila secondo noi. Ma poco importano i numeri a questo punto: conta la qualità della partecipazione. Mi dice al telefono un compagno, che ha girato la lancetta dei settanta: "Una cosa così non me la ricordo dagli anni '70. Ma erano altri anni, appunto. Non mi aspettavo una manifestazione così". Capisco che sta per piangere e lo fermo.
E' stata una grandiosa e triste giornata per tutto il popolo sardo. E' stato un privilegio partecipare tutti assieme, con le bandiere di tutte le sigle, con le facce delle persone vere, col rumore dei caschi per terra. Con la sirena della nostra ambulanza che ha squarciato decine di volte l'aria di piazza San Benedetto per salutare il corteo, gli striscioni, i gruppi. La gente.
Un grande giorno, che non possiamo sprecare. Che non possiamo archiviare tra le tante avventure sociali, insieme aglialtri appuntamenti, della nostra vita. C'è bisogno di costruire qualcosa, c'è bisogno di immaginare e di praticare qualcosa. Un altro modello economico, un altro sistema sociale che metta le persone, i sardi, e tra i sardi quelli che meno hanno, al centro di ogni disegno.
Chi sono i sardi che meno hanno? Chi sta perdendo il lavoro e chi  non ce l'ha mai avuto. Chi ne ha uno così così, che gli non basta per campare se stesso decorosamente: figuriamoci una famiglia.
E come si scrive questo nuovo processo sociale, economico? Prima di tutto scegliendo su quali settori puntare. I settori sui quali investire tutte le nostre risorse finanziare, energie mentali.
Non è più tempo per prendersela con il governo centrale, amico o nemico che sia. E' tempo di riscattare il nostro destino di popolo decidendo cosa fare di noi stessi, delle nostre famiglie. Della Sardegna.
Anche se sta messo male, lo Stato italiano e l'Unione europea hanno il dovere di stanziare i soldi che non abbiamo in cassa per consentire ai sardi di non morire di fame e di ripartire.
Si può fare con l'industria leggera dell'energia pulita, che genera megawatt e posti di lavoro stabili. Si può fare imponendo alla raffineria più grande d'Europa di pagare i costi della sua presenza: perché la benzina raffinata a Sarroch deve andare in Italia e da lì attraversare di nuovo il Tirreno per tornare in Sardegna. Si può fare curando l'immenso patrimonio ambientale dell'Isola e generando così buste paga e turismo diverso e itinerari turistici non ancora battuti.
Si può fare interrompendo la filiera speculativa della grande distribuzione, che impone ai produttori il prezzo di ogni bene: prendere o lasciare. E allora lasciamo: il prezzo lo facciamo noi altrimenti ve ne tornate a casa.

Si può fare in molti modi. E si possono fare molte cose. Facciamole subito e facciamole assieme, con i partiti, tutti. Con i sindacati, tutti. Prendiamo a cuore davvero il futuro collettivo della nostra terra, esattamente come abbiamo a cuore il nostro personale futuro.  (c.c.)