Partito Democratico della Sardegna, approvato ad Arborea il preambolo che riconosce la soggettività politica del popolo sardo (di Claudio Cugusi)

"Il Partito Democratico della Sardegna condivide l’ispirazione federale del Partito Democratico come definita nell’articolo 1 comma primo dello Statuto.
Il Partito Democratico della Sardegna fa proprio il patrimonio della tradizione autonomista, federalista e sardista, e assume la coscienza dei sardi di essere un popolo tra gli altri popoli, titolare di una piena soggettività storica, culturale, linguistica e politica, risorsa fondamentale per il progresso sociale, culturale e civile.
Il Partito Democratico della Sardegna adotta il presente Statuto e, insieme, avvia un processo di costruzione di uno strumento statutario più avanzato, coerente con le opportunità previste nell’articolo 13 dello Statuto del Partito Democratico e con le finalità indicate nel presente Preambolo per rispondere alle domande di autonomia e di autogoverno e agli obiettivi e alle aspirazioni dei democratici sardi.
Questo processo deve svolgersi con il più ampio coinvolgimento di elettori e iscritti ed aprirsi ad esperienze culturali e politiche di ispirazione autonomista e federalista e dovrà concludersi entro un anno dal suo avvio con la presentazione di una proposta di patto confederato.
Il presente Preambolo è parte integrante dello Statuto del Partito Democratico della Sardegna".
 
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Questa è la norma, approvata ieri all'unanimità dall'Assemblea regionale del Partito riunita ad Arborea, apre lo Statuto che, pur con un certo e comprensibile ritardo, il Partito Demcoratico della Sardegna si sta dando. Lo statuto, ovvero la carta costituzionale, la suprema fonte del diritto interno nella vita del nostro partito.
I compagni e le compagne di Reds e chi ha trovato il tempo e la voglia di leggere gli emendamenti che ho presentato per lo Statuto noteranno che gran parte dell'impianto del nostro emendamento al Preambolo è stata recepita nel nuovo Preambolo. In parole semplice, l'Assemblea ha considerato valido il principio da noi espresso secondo cui quello sardo è un popolo tra gli altri popoli, con una propria soggettività politica.
Dunque, il Partito Democratico della Sardegna è un soggetto politico distinto dal Partito Democratico italiano, con quale intende confederarsi in un rapporto tra pari. E' un soggetto sovrano che vuole raccogliere dentro di sè la migliore storia e il migliore presente sardista intendendo dialogare in termini costruttivi con  il Partito Democratico italiano attendendosi da esso altrettanta disponibilità, come lascia ben comprendere l'emendamento proposto poi ieri mattina da Benedetto Barranu (e da noi condiviso), che prevede proprio il Patto confederato con il Pd italiano.
Per noi che siamo entrati nel Partito Democratico della Sardegna passando per la lunga esperienza del Movimento sardista si tratta di una enorme conquista: non volevamo entrare in un partito italiano, non lo abbiamo fatto prima quando il Movimento sardista pure dialogava con la Rifondazione comunista aperta ai movimenti e ai comitati: non lo avremmo fatto poi.
Certo, per quanto sostanziale, la novità è ancora tutta sulla carta ed è ben lontana dall'essere una conquista piena. Ora le due segreterie dovranno confrontarsi su una serie di temi, tutti cruciali. Da questo enunciato di principio, infatti, discendono pesantissime e rilevantissime conseguenze. Ad esempio, il PD sardo dovrà trovare con quello italiano le regole, condivise, del finanziamento dei due partiti; non potrà più subire la vergogna di un commissariamento imposto da Roma ma avrà nel suo seno le regole e anche le figure adatta a dirimere ogni controversia che riguardi la vita del Partito; potrà costruire liberamente, senza vincoli che derivino dalle politiche di un'altra nazione, che pure è la nostra ma non è quella sarda (che è prima di tutto la nostra), le coalizioni da presentare alle elezioni; potrà indicare i propri candidati nel Parlamento italiano ed europeo senza filtri; potrà finalmente avviare, partendo dalla politica e dal nostro partito, la cooperazione e anche cooperazione economica con le altre regioni del Mediterraneo: Tunisia e Corsica in testa. Questo, d'altronde, ci impone un'Europa di Regione come l'Europa va sempre più configurandosi.

Tutto questo sulla carta, con il dubbio che alcuni dirigenti del Partito Democratico sardo non credano sino in fondo a questo percorso e intendano rifletterci su ancora molto: la realtà politica, la realtà delle forze e degli interessi in campo è, lo sappiamo bene,  un'altra cosa. Ma il fatto che sulla Carta, stavolta con la maiuscola, questi principi siano affermati e facciano parte appieno delle nostre regole auree, questo rappresenta un enorme passo avanti dal quale ripartire per costruire la Sardegna di domani, popolo tra popoli e non colonia o regione periferica del governo politico centrale.
 
Non è passato, invece, il principio della sovranità culturale ed economica dei sardi in Sardegna che pure faceva parte di un altro passo del mio emendamento. Mi rendo conto del perché non sia passato: in questa fase è troppo. Qualcuno ci ha visto, nella parola sovranità, un carattere indipendentista che rischia di collidere con i principi dello Stato italiano. E rischia anche di danneggiarci, in questa fase tragica dell'economia sarda in cui il concorso e la solidarietà italiana sono necessarie.
E' una questione teorica e anche di sostanza politica sulla quale torneremo. Ma un dato, intanto, è certo: se sono i sardi i primi a non considerarsi gli unici responsabili del loro destino, il rischio che continuiamo ad attendere il soccorso altrui e su questo soccorso ci adagiamo è altissimo.
Noi pensiamo che le politiche economiche siano le uniche vere scelte politiche: la distribuzione del denaro è politica in una società basata sul denaro e sul consumo di denaro. 
Dunque, pensiamo che quelle politiche economiche, orientate a favore di chi ha meno, della ridistribuzione del reddito e dei benefici tra le persone svantaggiate e tra i territori svantaggiati, siano quello che la gran parte dei sardi chiede. E rispondano anche all'idea stessa di sinistra.
Dicono i francesi: non è che un debutto. Bene, iniziamo a discutere e a decidere.

Claudio Cugusi  

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