Via Peschiera, l'ennesima mia interrogazione (sperando sia la volta buona...)

 
Al Presidente del Consiglio comunale
 
 
INTERROGAZIONE CONSILIARE                                           
 
con richiesta di risposta scritta, sul dissesto idrogeologico nella città di Cagliari, zona Piazza d’Armi e vie limitrofe
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I sottoscritti consiglieri comunali
TENUTO CONTO che nella città di Cagliari, nell’area compresa tra la Piazza D’Armi e la Via Castelfidardo, si sono verificati negli ultimi 40 anni smottamenti e cedimenti collaterali di edifici, fra i quali:
-         nell’agosto del 2008, uno smottamento del suolo stradale, in Via Peschiera a Cagliari, in prossimità del civico n. 11, ha provocato l’apertura di una voragine, del tipo sinkhole (di circa 30 mq e profonda 4 mt.) che è stata capace di inghiottire interamente un’auto parcheggiata, fortunatamente - in quel momento - senza persone a bordo; e che a seguito di questo evento è stata accertata, in quel medesimo punto, una rottura del tubo della condotta idrica pubblica.
-         nell’estate del 2009, dopo le piogge alluvionali, quasi tutte le abitazioni che si affacciano sulla via Castelfidardo, tra la via Pastrengo e la via Peschiera, e gli edifici tra la via Peschiera e la via Marengo hanno ceduto, provocando l’evacuazione delle abitazioni e lo sgombero di intere famiglie di residenti per Ordinanza del Sindaco n° 76 del 2009. Nel quadrilatero tra la via Montenotte, Castelfidardo, Pastrengo, Goito, Peschiera, sono numerosi gli edifici con sopravvenute fratture interne ed esterne e danni ingenti, che impongono ristrutturazioni al alti costi per i privati cittadini;
-         nel 1983, a seguito di un’accertata perdita della condotta idrica nell’angolo tra via Goito e Via Pastrengo, si è verificato il cedimento di un’intera palazzina, al n° civico 34 di Via Goito, provocandone l’immediata evacuazione e lo sgombero di tutte le famiglie ivi residenti. Il risarcimento dei danni alle famiglie è avvenuto da parte del Comune di Cagliari solo nel 27 maggio del 1997 (V. Deliberazione della Giunta Comunale n° 2161/1997);
-         uno smottamento in prossimità della Piazza d’Armi, in un’area privata dietro l’attuale bar tra via Marengo e via Is Mirrionis, a fine anni Ottanta, ha consentito di scoprire una cavità che si ricongiunge ad un ampio lago sotterraneo, già oggetto di perlustrazione da parte dei geologi; la Piazza d’Armi è sempre più fortemente congestionata dal traffico ed è attraversata da studenti, pedoni, mezzi di trasporto pubblico, auto e ogni genere di veicolo; tale area transennata è tutt’oggi visibile agli occhi di chiunque;
-         nel medesimo periodo, uno smottamento sul lato via Marengo ha provocato il cedimento di una intera ala del Dipartimento della Facoltà di Ingegneria, provocandone la inagibilità;
-         uno smottamento lato ristorante “La Tartaruga”, in cima alla Viale Merello, ha indotto i gestori a chiudere il locale;
-         lo smottamento verificatosi in un’abitazione privata in cima alla via Goito, sul lato della scarpata, che ha fatto sprofondare un’intera veranda esterna, è avvenuto in prossimità dell’ingresso di un’ampia grotta - attualmente oscurata da terra, sassi ed erbacce - che si estende sotto la via Goito e, secondo le testimonianze di alcuni abitanti, si ricollega alle cavità che caratterizzano il sottosuolo dell’area e che si estendono dalla zona di Piazza d’Armi sino a Viale San Vincenzo-Buon Cammino.
 
CONSIDERATO che, a seguito dell’apertura della sopracitata voragine in via Peschiera e i successivi cedimenti strutturali degli edifici nel quadrilatero di cui sopra, il Comune di Cagliari ha emesso l’Ordinanza del Sindaco n° 72 del 13 agosto 2009, a tutela della sicurezza e dell’igiene pubblica ed ha affidato gli studi tecnici al Prof. Ing. Gaetano Ranieri dell’Università di Cagliari e al geologo Dr. Mauro Pompei, finalizzati a sondare sulla natura e caratteristiche del sottosuolo, nonché a relazionare sugli esiti di tale studio;
 
 CONSIDERATO che a seguito della Ordinanza del Sindaco di cui sopra, il Comune di Cagliari ha emesso nei confronti degli abitanti di alcuni degli edifici localizzati nelle vie Marengo, Via Peschiera, Via Castelfidardo, le Ordinanze comunali di messa in sicurezza e sgombero n° 73, n° 74 e n° 75 del 15 agosto 2009, a cui ha fatto seguito l’iscrizione nel registro degli indagati ai sensi dell’art. 161 del C.p.p, per coloro che non hanno adempiuto (si veda il verbale del Corpo di Polizia Municipale dell’11 settembre 2009 notificato a Morelli Antonio);
 
CONSIDERATO che tali studi sopracitati richiamano l’attenzione su eventi similari di instabilità del sottosuolo e sulla caratterizzazione varia e multiforme, ma comunque in più punti facilmente suscettibile al dilavamento degli strati di materiale detritico sotterraneo per effetto della <<attività carsica>> dell’acqua o a motivo di interventi di grossa portata e a forte impatto ambientale, con conseguenti, facili, smottamenti nell’area oggetto di studio;
 
TENUTO CONTO anche dello studio dei geologi sulle cavità sotterranee nella città di Cagliari che documentano in prossimità del sopracitato quadrilatero a rischio un variegato mondo sotterraneo caratterizzato da ampie caverne, anche con falde acquifere di ampia portata, le cui pareti continuano a cedere per la fragilità del materiale calcareo;
 
TENUTO CONTO che gli studi e i rilievi soprarichiamati evidenziano la descrizione dei fragili strati morfologici del sottosuolo, delle cavità esistenti, delle caratteristiche geomeccaniche del materiale di matrice calcarea, facilmente intaccabile, di cui è costituito buona parte del territorio del quartiere;
 
TENUTO CONTO che le piogge alluvionali degli ultimi anni hanno concorso a favorire diffusi cedimenti del sottosuolo su cui poggiano le fondazioni di numeroso edifici del quartiere, pregiudicando anche la sicurezza nella accessibilità delle strade a veicoli e pedoni;
 
TENUTO CONTO che, secondo quanto denunciato dal Comitato di quartiere, da decenni gli abitanti residenti intervengono continuamente, ma invano, a proprie spese, con ristrutturazioni edilizie per azioni di ripristino strutturale, rinforzo delle fondazioni con micropali di sostegno e rifacimenti interni e delle facciate delle abitazioni, ma con la consapevolezza che tali interventi si sono rivelati e si rivelano sempre più insufficienti se non addirittura inutili o pregiudizievoli a motivo dell’instabilità del sottosuolo che si estende al di là delle aree private ed anche e soprattutto nelle aree di pubblico accesso;
 
CONSIDERATO che il ripristino dei punti della illuminazione pubblica, la manutenzione funzionale delle caditoie stradali per la raccolta delle acque meteoriche, il ripristino delle giuste pendenze nelle strade (in cui l’acqua piovana affluisce proprio nei punti dichiarati a rischio), le impermeabilizzazioni dei manti stradali, il rifacimento dei marciapiedi, rappresentano interventi non ancora conclusi e taluni neanche avviati;
 
CONSIDERATO che il rifacimento delle reti idriche non costituiscono interventi risolutivi dei problemi del quartiere, trattandosi di un’area oramai già compromessa e capace di favorire il cedimento anche delle reti infrastrutturali di servizio pubblico alla collettività;
 
CONSIDERATO che le perdite idriche, che si sono susseguite nel corso degli ultimi tre decenni, e le piogge alluvionali degli ultimi anni, hanno dato origine al dilavamento sotterraneo, sfaldando anche gli strati sotterranei su cui poggiano le fondamenta degli edifici, seppure costruiti con progetti regolarmente approvati e correlative licenze edilizie;
 
CONSIDERATO che tutto questo sta mettendo a serio rischio l’incolumità delle persone, alimentando danni economici e morali agli abitanti e, più in generale, indubbie incertezze sul futuro destino degli edifici, frutto di sacrifici di intere generazioni di abitanti;
 
PRESO ATTO che gli interventi dei privati, realizzati ad altissimo costo, finalizzati a rafforzare le fondamenta delle proprie abitazioni, non conducono comunque alla stabilità degli edifici in quanto l’instabilità dell’area è particolarmente compromessa ed estesa oltre le proprietà private, strade pubbliche comprese;
 
CONSIDERATO lo stato di grave rischio diffuso ed il bisogno di interventi urgenti ed improcrastinabili di consolidamento, bonifica e messa in sicurezza del sottosuolo;
 
interroga il Sindaco e gli assessori competenti per conoscere:
1.      i tempi necessari per risarcire i danni ai residenti, obbligati dall’Ordinanza di sgombero ad abbandonare la loro abitazione;
2.      il programma di intervento di bonifica e messa in sicurezza del territorio del quartiere;
3.      i tempi necessari per completare i lavori di rifacimento delle strade e marciapiedi, nonché la manutenzione alle reti di servizio pubblico alla collettività del quartiere (illuminazione, caditoie acque meteoriche, pozzetti scarichi fognari, ecc.);
4.      lo stato di consapevolezza sulla necessità di caldeggiare l’approvazione di una Legge regionale di agevolazione a sostegno dei residenti, costretti a continui interventi di ristrutturazione straordinaria e azioni di restauro conservativo delle loro abitazioni, a motivo del dissesto idrogeologico del quartiere;
5.      di conoscere le ragioni per le quali, pur in presenza della sopracitata Ordinanza del sindaco n. 76 del 2009 e di due conseguenti Ordinanze comunali del Servizio Viabilità (n° 876 del 12 agosto 2009 e poi la n° 1115 del 13 ottobre 2009) - che impongono nell’area più compromessa del quartiere, la limitazione veicolare ed il divieto di accesso con transenne della Protezione Civile nonché il divieto di sosta e transito in alcuni punti - pur tuttavia le transenne sono state rimosse, i lavori di rifacimento sono stati interrotti, i divieti non vengono rispettati.
6.      le ragioni del perdurare dell'allontanamento dei punti di raccolta (cassonetti) dei rifiuti urbani differenziati e indifferenziati - per effetto dell'applicazione delle ordinanze sopracitate, che impongono la limitazione del peso veicolare dei grossi mezzi di raccolta - tenuto conto che la raccolta dei rifiuti può comunque essere effettuata con mezzi meno invasivi, più piccoli e meno pesanti, senza imporre ad anziani e disabili lunghe passeggiate in orari, anch'essi imposti, piuttosto scomodi e poco giovevoli alla salute.
 
Cagliari, 1 febbraio 2010
 
f.to
Claudio Cugusi