«Una vasca da bagno, un bunker, un giardino di calcestruzzo, una trappola per disabili». Questi i commenti delle persone che ieri hanno partecipato al sit-in indetto dal Pd per contestare il restyling di piazza Maxia. Duecento residenti si sono ritrovati all'angolo tra le vie della Pineta e Pessina per esprimere il loro dissenso. A far esplodere la rabbia dei cittadini il ritardo (quattro mesi) che sta caratterizzando l'ultimazione dell'opera e i pesanti disagi patiti fino a oggi. «La nuova piazza non ci piace - si lamentano Marcella Baldi, residente in via della Pineta, e Ginetto Bacco, che abita in via Pessina - c'è troppo cemento e mancano gli alberi. Era meglio prima». A pensarla così anche Donatella Pinna (via Scano) e Maria Luisa Cannas (via Zurita). «C'erano 40 jacaranda che facevano ombra - ricordano - ora invece ce ne sono soltanto nove e d'estate sarà un inferno». Critica anche Maria Assunta Sanna, 68 anni. «Sono stati sprecati tanti soldi (1,2 milioni di euro) per realizzare un bunker già ribattezzato piazza Struzzo, vista l'enorme quantità di calcestruzzo utilizzata». Altri due residenti - Giulia Crisafulli e Bachisio Onni - hanno denunciato di avere l'ingresso carrabile condominiale off-limits da 8 mesi a causa del cantiere. Il consigliere comunale del Pd Claudio Cugusi ha annunciato che giovedì si svolgerà una seduta straordinaria della commissione Lavori pubblici: «I problemi sono tanti - ha detto - e stiamo valutando un esposto alla Procura». ( p. l. - unione sarda)
CAGLIARI. Dire che sono seccati è usare un eufemismo. Gli abitanti di parte di via Pessina, via Scano, via della Pineta e di via De Gioannis si sono riversati ieri mattina davanti alla piazza «del Calcestruzzo» come è stata ribatezzata da una signora piazzetta Maxia. Da febbraio dello scorso anno la precedente è stata messa a soqquadro: le ruspe hanno lavorato a più non posso e ora c’è un grande buco. Dentro sembra di vedere un paesaggio abbandonato, macchinari e segni di un giardino mai nato. «C’erano almeno quaranta alberi ventennali», racconta un abitante. «Ma quando li stavano togliendo, ho protestato con gli operai e domandato che cosa stessero facento. Tutti mi hanno detto di non preoccuparimi, che li avrebbero rimessi, ma dove?», prosegue un’altra abitante.
L’incontro, di fronte alla piazza-buco, è stato promosso dal Pd del consiglio comunale e cittadino. E ieri tutto si è trasformato in una serie di capannelli, in cui le persone parlano e si scambiano le proteste. Alla fine la decisione di creare un comitato di quartiere, elencare i diversi problemi e portare il tutto al sindaco Emilio Floris. Nella delibera comunale che ha dato vita ai lavori, che «hanno un costo di un milione e ducentomila euro - sottolinea Ninni Depau, capo gruppo del Pd in Municipio - si legge che non vi sono studi geologici specifici sull’area. E così abbiamo assistito a una serie di ritardi dovuti proprio al fatto che, scavando, ci si è accorti che i problemi c’erano. E che era necessario fare delle indagini specifiche». Di fronte a piazzetta Maxia si sono poi «aperte anche delle buche - riprende una signora - e quando ho chiamato non volevano credermi. Per fortuna una serie di abitanti si sono messi spontaneamente a impedire che le auto vi finissero dentro».
Jurj Marcialis e Claudio Cugusi, rispettivamente segretari cittadino e consigliere comunale del Pd, hanno anche loro ascoltato le lamentele: «Troppi ritardi e poi per fare che cosa? Alla fine ci ritroveremo con una piazza brutta, che può essere raggiunta solo da un lato e che presenta un muro di cemento armato». In questo modo, commenta una giovane abitante, «d’estate tutto si trasformerà in un forno».
I lavori sono iniziati nel febbraio del 2009. «In teoria - sottolinea Cugusi - le opere sarebbero dovute finire a dicembre, ma si è già alla terza proroga trimestrale e questo significa che alla fine rischiamo di arriver a un anno di ritardo». Da anni, sottolinea Depau, «noi chiediamo che questo tipo di interventi vengano fatti coinvolgendo la cittadinanza». Adesso, però, commenta un abitante, «ci troviamo di fronte a cose già decise. E ci ritroveremo un fossato chiamato “piazza” e senza alberi». Ma «non è detto - risponde Depau - abbiamo tutti davanti l’esempio dei parcheggi interrati di via Manzoni, dove dopo una serie di proteste abbiamo ottenuto che venisse tolto un piano. E non è stato facile, ma alla fine il cambiamento è stato ottenuto. Anche in questo caso si possono fare dei correttivi. L’amministrazione deve imparare a concertare sempre gli interventi, soprattutto quelli che coinvolgono le abitudini e il modo che i suoi abitanti hanno di vivere la città, i suoi rioni e i suoi spazi».
Alla fine tutti d’accordo per la formazione del comitato di quartiere e l’appuntamento è per un incontro al chiuso. (roberto paracchini - la nuova sardegna)
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