Maggio o giugno non importa: arrivano le elezioni provinciali. E non sarà facile: c'è un vento di centrodestra che spira disgraziatamente anche sulla Sardegna. E c'è un partito, il nostro, appena nato, che paga lo scotto della democrazia, delle tante assemblee organizzative, delle votazioni, delle elezioni degli organismi dirigenti. Delle divisioni interne che ancora non si placano.
Non è un bel momento, lo sappiamo tutti anche se per pudore spesso facciamo finta di non saperlo. E dunque non ce lo diciamo. Invece è un errore: ci serve coraggio. Il coraggio di presentarci e vincere, confermando la guida delle province sarde. Non sarà facile nemmeno nel Sulcis, nemmeno a Cagliari.
Ecco perché comincio a pensare ogni giorno di più che si debba tornare a su connottu, alla tradizione dei gloriosi partiti della sinistra sarda e italiana che quando tirava aria brutta chiamavano a raccolta i loro dirigenti. Che non avevano paura di esporsi, di candidarsi anche sapendo di perdere o di doversi dimettere in caso di elezione.
Questo anche è il senso del Partito, che dobbiamo costruire senza paura. Lanciando ogni volta che è necessario il cuore oltre l'ostacolo. Facendo sacrifici, anche personali. Ecco perché, se sarà necessario e se sarà ritenuto utile, sono pronto anche io a candidarmi alle prossime elezioni provinciali in uno dei collegi di Cagliari, anche il meno favorevole per il Pd. Una sola cosa vorrei: che me lo chiedesse il mio partito. E che insieme lo chiedesse a tanti consiglieri comunali di Cagliari, regionali e parlamentari che possono davvero fare la differenza e regalare tutti assieme qualche punto percentuale in più al Pd sardo. (c.c.)