Sanità Il Sisar resta in ritardo ma l’Isola segue la Lombardia

 «Siamo partiti in ritardo, ma ora possiamo non solo recuperare, ma mettere in piedi un modello informatico unico per il sistema sanitario sardo che può diventare un punto di riferimento per altre regioni e altri paesi europei». Così, il 23 luglio del 2008, l’allora presidente della Regione, Renato Soru, salutava l’inaugurazione della sede di via Cesare Battisti a Cagliari della Engineering, il gruppo dell’information technology che insieme con Telecom spa, si è aggiudicato l’appalto da 20 milioni di euro per realizzare il Sistema informativo sanitario regionale (Sisar). Non meno entusiasta si era mostrato nell’occasione il vice presidente della Engineering, Rosario Amodeo, sbarcato nell’isola per inaugurare la 37esima sede del gruppo: «È la prima tappa delle attività nell’isola, nell’ambito della partnership con la Regione per i progetti Sisar (sistema informativo sanitario integrato regionale) e Sira nell’Ambiente». «Con la collaborazione di Engineering - aveva concluso Soru - vogliamo realizzare un sistema informatico unico e all’avanguardia nel settore sanitario. Gestito come fosse una sola Asl, che porterà non solo significativi risparmi ma garantirà a tutti i sardi condizioni paritarie nella fruizione dei servizi sanitari (dal centro unico di prenotazione, a tutte le informazioni e servizi sulla medicina di base, sui posti negli ospedali, sui tempi di erogazione delle prestazioni, etc)». A quattro anni di distanza dall’avvio dei lavori (1 aprile 2008) il Sisar non è ancora in funzione (doveva terminare nel 2010) ed è finito nel mirino della Corte dei Conti che di recente ne ha evidenziato criticità e incongruenze. Il tutto mentre i risparmi nella sanità, soprattutto per quanto attiene la spesa farmaceutica, restano soltanto nella bacheca degli annunci. Superata la data del 31 dicembre 2011 per la possibile ultimazione del progetto Sisar la nuova scadenza per la consegna dei lavori da parte del raggruppamento temporaneo di imprese Engineering e Telecom è fissata al 30 giugno. Ma non si potrà affermare che la realizzazione (con due anni di ritardo rispetto al previsto) del Sisar significhi l’informatizzazione della sanità sarda. Il progetto messo in piedi dall’ingegnere Giulio De Petra, chiamato nel marzo del 2006 da Soru alla direzione generale per l’innovazione tecnologica della Regione (Digit) non garantisce, ad esempio, una delle funzioni fondamentali per la gestione della sanità: il controllo della spesa sanitaria. I flussi di informazioni che si potranno ottenere dal Sisar non sono in grado, infatti, di fornire quelle necessarie per controllare la formazione della spesa. Per capire: con Sisar si conosce quanto si è speso in un dato periodo ma non si dispone dei dati che consentono di intervenire mentre c’è la produzione della spesa (ad esempio, ricette e impegnative dei medici di base). È questa una delle principali lacune del progetto complessivo di informatizzazione della sanità sarda che è colmato dall’intervento di “Sardegna it”.
La società in house della Regione che dall’ottobre del 2009 è controllata al cento per cento dalla Regione, che ha coperto gli oltre 350mila euro di perdite del bilancio 2008 che hanno segnato la fine della gestione dell’ingegner Lucio Forestieri, l’amministratore pilotato a “Sardegna it” dalla precedente giunta del centrosinistra. Sardegna it ha un compito doppio nella partita cruciale dell’informatizzazione della sanità sarda: è il direttore dei lavori (indicato dalla Regione) nell’appalto Sisar assegnato all’Engineering, ma soprattutto realizza direttamente tutti i progetti che sono rimasti fuori dal progetto Sisar e senza i quali non è possibile immaginare l’informatizzazione del sistema sanitario sardo. Sul primo punto (la direzione dei lavori) a partire dal novembre 2009, il nuovo corso dell’amministratore delegato Marcello Barone si è caratterizzato per una serie di richiami e contestazioni alla Engineering, tanto che lo scorso anno si vociferava di una possibile revoca dell’incarico alla società dell’Itc, ma il cambio ha invece riguardato la direzione dei lavori che è passata dalla responsabilità di Barone (si è dimesso) a quella del dottor Degiorgi (in organico a Sardegna it). Per i progetti che la società in house della Regione realizza direttamente, nelle casse di via San Simone, tra il 2008 e il 2011 sono arrivati 22 milioni di euro per un totale di 24 incarichi. Tutti progetti legati all’informatizzazione della sanità sarda, spaziano dal supporto alle aziende sanitarie, fino ai processi di apprendimento delle procedure e delle funzionalità del Sisar per il personale in servizio nelle Asl. Il Sisar, infatti, smantella tutti i sistemi e le procedure informatiche in uso nelle diverse Asl sarde, ne installa di nuovi, ma nell’appalto non è stata prevista la formazione per il personale delle aziende sanitarie. È questo un altro esempio che conferma come molte delle carenze e dei ritardi di Sisar siano imputabili, più che alle capacità di realizzazione della Engineering e di Telecom, ad evidenti carenze in sede di progettazione e predisposizione dell’appalto da 20 milioni di euro.
Nonostante le evidenti difficoltà, gli innegabili ritardi e i puntuali rilievi della Corte dei Conti, la Sardegna rischia però di vincere comunque la partita per la informatizzazione del sistema sanitario. Il 30 giugno sarà infatti consegnato l’intero progetto Sisar, e “Sardegna it” porterà a termine tutti gli incarichi ricevuti dalla Regione entro la fine dell’anno. Cioé dal 2013 il sistema informativo della sanità sarda sarà interamente informatizzato con una spesa complessiva di circa 42 milioni di euro. La regione Lombardia, è l’unica in Italia ad esserci, fin’ora, riuscita ma ha speso circa 400 milioni di euro. Cioè dieci volte di più di quanto sborserà invece la Regione sarda che per realizzare l’impresa si è però affidata allo stesso manager (Marcello Barone) che dal Pirellone ha tagliato per primo il traguardo della sanità informatizzata con i noti benefici in termini di contenimento della spesa e qualità dei servizi dei cittadini. (A.Mo Sardegna Quotidiano p.6)