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Nel decreto sulle liberalizzazioni che verrà presentato a giorni, non dovrebbe esserci alcun riferimento alle concessioni demaniali marittime. Le spiagge, per il momento e salvo imprevisti dell'ultima ora, dovrebbero restare fuori (ieri notizie contrastanti le davano ancora nell'agenda della settimana). Il Governo sta infatti trattando con le associazioni di categoria che verranno ricevute il 23 febbraio dai ministri Enzo Maovero e Piero Gnudi. I RUMORS DI QUESTI GIORNI Le indiscrezioni sugli arenili contenute all'articolo 26 della bozza in circolazione parlavano di gare ad evidenza pubblica, durata di 4 anni delle concessioni e diritto di prelazione (ma in base all'offerta) per chi già in possesso di licenza. E sempre secondo rumors queste nuove direttive sarebbero dovute confluire nella prima tranche di liberalizzazioni, probabilmente nel decreto di giovedì. Ma il Governo avrebbe deciso di trattare. UN MESE FA LE INDICAZIONI La legge Comunitaria approvata a dicembre dà infatti indicazioni precise, in controtendenza con un eventuale capitolo inserito in un “generico” provvedimento sulle liberalizzazioni: il riordino della materia - è scritto nella legge - deve trovare spazio in un decreto ad hoc che stabilisca limiti minimi e massimi di durata e individui modalità per la riscossione e per la suddivisione dei proventi derivanti dai canoni tra comuni, province e regioni. Ma soprattutto, tra le disposizioni contenute nella legge comunitaria è previsto, oltre all'equo indennizzo come valore commerciale dell'azienda, la sospensione di ogni procedimento di nuovo affidamento. Fino al varo dell'apposito decreto. BERTOLOTTI (BALNEARI) Da lì il caos. L'accusa all'Esecutivo: volere la morte del turismo balneare italiano con «una misura che viola una legge del Parlamento italiano» perché «bypassava la Comunitaria 2010 varata a dicembre», ha spiegato Alberto Bertolotti, coordinatore regionale del sindacato italiano balneari (Sib Confcommercio). L'INCONTRO-CHIAVE Ma l'allarme in parte è rientrato. Alle associazioni di categoria sarebbe infatti stata data la rassicurazione di voler confermare l'iter previsto da quella legge. Iter salutato qualche mese fa dagli operatori del settore come un nuovo punto di partenza per un comparto che in Sardegna chiama in causa ben 900 aziende balneari, per un totale di circa 3 mila addetti (di cui i due terzi stagionali). Iter che sarà oggetto dell'incontro fissato il 23 febbraio. Un incontro nel quale, spiega Bertolotti, verrà nuovamente spiegato ai ministri Moavero e Gnudi «come appaia del tutto incomprensibile la previsione di una durata delle concessioni di 4 anni: sarebbe il modo più sicuro per portare il concessionario a cercare di massimizzare i profitti senza investire rendendo molto appetibile, anche in Sardegna, il comparto delle concessioni marittime alla malavita». LE ASSOCIAZIONI Le associazioni di categoria Sib, Fiba, Assobalneari e Balneatori parlano di «vera e propria riffa quadriennale», nella quale «gli unici soggetti che potrebbero partecipare e vincere sono coloro che dispongono di denaro facile e in grande quantità». Non certo le 30.000 famiglie, continua Bertolotti, «che sono l'anima delle imprese balneari che su quelle spiagge hanno profuso risorse e anni di lavoro. Si tratterebbe, in definitiva, della morte certa del turismo balneare italiano soprattutto nella sua connotazione di qualità e servizio ritagliato sull'ospite». La richiesta, in attesa della definitiva archiviazione della procedura d'infrazione Ue relativa al 2009 (in arrivo, dopo la Comunitaria), è chiara: lo stralcio dell'articolo. E stavolta, salvo colpi di scena, sembra che il Governo voglia dare seguito alle rassicurazioni offerte in questi giorni (in via del tutto ufficiosa). L'Unione Sarda p.44
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