Storia minima quartese, che vale anche per le aree desolate di Cagliari e dell'hinterland. Un anno fa qualche ladruncolo mai scoperto ha abbandonato in una piccola strada buia, sulla quale si affacciano quattro condomìni, una vecchia Fiat Uno verde. Sportelli aperti, cavi dell'accensione collegati: quest'auto è stata rubata chissà dove e lasciata lì, di certo quand'è finita la benzina. Decine di telefonate alle forze dell'ordine sono partite ma tutte
senza esito: divise ed pattuglie non ne ha visto nessuno. Pian piano, nel giro di pochi mesi, come in un bellissimo film di Kusturica, l'utilitaria è stata spogliata di tutto. Via le targhe, via il parabrezza, via i fari. Ogni giorno un vetro rotto, una scritta spray su uno sportello, un sedile sfondato. E tutto davanti agli occhi di tutti, impassibili. Stomacati da tanta incuria ma senza la forza di reagire. Ora che della Uno è rimasta giusto la carcassa, qualche anima pia si preoccuperà di rimuoverla e di restituire una vista normale, non da sfasciacarrozze, a chi si affaccia alla finestra? Il fatto è che questo è un argomento minimo, davanti alla quantità di problemi sociali che l'area metropolitana sta accumulando. Però la qualità della nostra vita e delle nostre città dipende anche da queste minime cose: dalle auto abbandonate, dai giardini pubblici e dai campi sportivi devastati dai vandali, dalle strade buie e gonfie di pozzanghere. E chi se ne fa carico riceve un applauso silenzioso da parte dei cittadini. Claudio Cugusi
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