Amico mio, cosa si può dire su questa tornata elettorale ? Beh, la prima cosa che mi viene in mente è questa: per il centrosinistra di Bersani è stato un pareggio molto amaro. È vero, abbiamo vinto una regione in più del centrodestra (7 a 6) ma l'attuale maggioranza si è aggiudicata le zone con una capienza elettorale maggiore. Calabria e Campania sono state perse in maniera netta. In Lombardia e Veneto non siamo riusciti ad arginare il grande richiamo di Formigoni e Zaia. In Piemonte, la presidente democratica uscente ha ceduto il posto al legista Cotta per una manciata di voti. Poche centinaia di voti sono costati anche la sconfitta ad Emma Bonino. L'autogol del Pdl sulle liste elettorali non è stato sufficiente per fare dimenticare ai romani lo scandalo trans di Marazzo. L'appello di uno dei massimi rappresentanti della Cei ha fatto il resto. Cosi, poco prima di mezzanotte, Renata Polverini, anche grazie alla collaborazione decisiva di Latina, ha sorpassato dopo un testa a testa degno delle migliori gare di Formula 1 la “perdente in partenza Bonino”, aggiudicandosi la possibilità di “governare” la Regione della Capitale d'Italia. Le “toghe rosse” hanno difeso senza difficoltà le Regioni storiche e conservato la Puglia. In quest'ultima regione, però, Vendola è stato favorito dalla decisione avventata del Pdl di non allearsi con L'Udc, Adriana Poli in Bortone che ha ottenuto un buon 8 per cento. I suoi voti sommati a quello del candidato Pdl avrebbero reso incerta anche la corsa pugliese. Insomma, se oggi si andasse a votare per le elezioni nazionali, il duo Pdl-Lega sarebbe ancora alla maggioranza, con numeri ridotti rispetto al 2008 ma sempre in maggioranza. Escort pagate con soldi pubblici per organizzare festini degni del miglior Rocco Siffredi (quello della patatina), segreto di Stato sui lavori fatti nella villa in Costa Smeralda, minorenni tenute sopra il cavallo dei pantaloni che lo chiamano papi, continui processi ed avvisi di garanzia, decreti legge per compensare la stupidaggine di dirigenti locali, intercettazioni compromettenti (l'ultima quella dell'inchiesta di Triani) sembrano non sortire effetto. Silvio Berlusconi continua ad essere gradito agli italiani. Il Cavaliere è imbattibile? La sua politica dell'eterno ottimismo unito al controllo su quasi tutti i mezzi d'informazione è cosi efficace da rendere inutile qualsiasi proposta alternativa del centrosinistra? Forse, io, però, ho un'idea diversa. In queste elezioni 1 cittadino su 3 non è andato a votare. Il Pdl ha ottenuto il suo peggiore risultato di sempre, a vantaggio di una Lega Nord diventata vera colonna portante dell'attuale governo. Tutti sintomi che dicono una cosa sola: la politica del governo Berlusconi non piace cosi tanto agli italiani. Nel lazio, questo “odio per la politica” ha raggiunto dei livelli record. In questo contesto favorevole, però, il PD non è riuscito a superare gli avversari. Una cosa di cui ha approfittato DI Pietro e la lista di Bebbe Grillo, vera sorpresa di queste elezioni. La spiegazione di questo “mistero” è uno solo: il centrosinistra non è più in grado di attirare gli elettori scontenti, come è successo nel '96 e nel '06 quando Berlusconi si è “accomodato” tra i banchi dell'opposizione. Un ulteriore prova di questa mia teoria arriva dai risultati del Piemonte dove la lista di Bebbe Grillo ha ottenuto il 4 percento. La lista è stata votata da giovani scontenti dell'attuale situazione della politica in Italia. Quattro punti in più avrebbero consentito al centrosinistra di confermarsi alla guida della Regione. Questo spostamento di preferenze ha favorito la conquista leghista del Piemonte. Insomma, non tutti i giovani di oggi amano Silvio Berlusconi. Tuttavia, non amano neanche questo centrosinistra. Alcuni preferiscono votare la lista di Bebbe Grillo. Altri, scelgono di non andare a votare perché troppo delusi da classi dirigenti che promettono e non mantengono. Per loro, destra e sinistra sono la stessa cosa. Gli italiani e, soprattutto, i giovani non si informano e sono impermeabili a qualsiasi scandalo. In fondo, secondo loro, in giro non c'è niente di meglio Sono questi i motivi che stanno dietro alle sconfitte nel Lazio e in Piemonte e alla “debacle” della sinistra in generale. Bersani e company non riescono ad attirare dalla loro parte gli “scontenti”. Colpa di politiche masochiste fatte nei due anni del secondo Governo Prodi. Tante tasse, un bilancio sano accompagnato, però, da tanto precariato e morti sul lavoro. Colpa anche di un opposizione blanda che ha fatto troppo poco per bloccare tutti i provvedimenti “ad personam” di Pdl e Lega. I contrasti nell'attuale maggioranza erano tanti (lo dicono le numerose fiducie richieste dal governo). Le tensioni all'interno del Pd e tra i democratici ed i suoi alleati erano ancora di più. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Per mandare Silvio Berlusconi all'opposizione serve una sinistra nuova che ritorni a parlare con la gente per sconfiggere i falsi messaggi che arrivano dai 5 canali televisivi del premier. È necessario tornare nelle fabbriche per togliere elettori a una Lega che, da domani, farà il bello e il cattivo tempo. I danni di questi “capricci” di marca federalista li pagherà tutti il sud. Secondo me, caro amico folle che ha scelto di combattere per poveri e precari (tutti berlusconiani che vengono ad implorare l'aiuto degli “sporchi comunisti” quando le promesse non vengono mantenute), questo è l'unico modo per ritornare nel cuore degli elettori. Il messaggio di Berlusconi non è ancora inciso nel cervello di tutti gli italiani. Lo dicono i dati sull'astensionismo che ha colpito la destra ma che è aumentato nel centrosinistra. Lo dice un sondaggio di yahoo dove il 60 per cento delle persone, la maggior parte sono giovani, vuole un confronto televisivo tra Berlusconi e Bersani.
Quando “il popolo sovrano” chiede di ascoltare due diverse campane, significa che è indeciso. Adesso, tocca alla sinistra. Se vuole governare deve lasciare da parte i contrasti interni.
In caso contrario, le nuove generazioni si rivolgeranno al primo che passa, non importa che sia Grillo o Berlusconi.
Un povero idiota che desidera restare anonimo
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